La collina dei papaveri - recensione del film di Goro Miyazaki

05 novembre 2012
3.5 di 5
2

Goro Miyazaki, figlio del celebre Hayao, torna alla regia dopo I racconti di Terramare con un'opera ben diversa: una storia d'amore tra ragazzi.

La collina dei papaveri - recensione del film di Goro Miyazaki

Lo shōjo manga è un sottogenere del fumetto giapponese, di stampo sentimentale e destinato alle adolescenti. La base di partenza di questo nuovo cartoon dello Studio Ghibli non potrebbe essere quindi più lontana da quella fantasy e occidentale dei I racconti di Terramare, opera prima di Gōro Miyazaki.
In La collina dei papaveri si narra la storia della liceale sedicenne Umi nella Yokohama del 1963, un anno prima che il Giappone accolga le Olimpiadi, e del suo amore per il quasi coetaneo Shun, impegnato col giornalino del liceo, idealista che si batte per preservare un antico edificio scolastico.
Il loro sentimento subirà però una brusca frenata dopo una traumatica scoperta, che ha le sue radici nella Guerra di Corea.
Adattando il manga Kokurikozaka kara della coppia Sayama-Takahashi, Miyazaki e il cosceneggiatore Keiko Niwa seguono la scia di Arrietty: Hayao “pianifica” e la regia è affidata a chi voglia seguirne le orme. Per suo figlio Gōro è un altro debutto: I racconti di Terramare fu un suo progetto col quale il padre non ebbe nulla a che fare, persino inizialmente disapprovandone l'esordio, a detta sua precoce.
Abbassando le ambizioni, alle prese con una lavorazione più rapida ed economica sulla quale ha pesato il terremoto in Giappone, e alleggerendo il tono con un'orecchiabile colonna sonora, Gōro non raggiunge il lirismo di Arrietty, ma riesce a coinvolgere e toccare. “Sembra di essere in un melodramma da quattro soldi”, dice Shun nel film: la sua analisi è giusta a metà, perché per fortuna il risultato vale molto di più.
Sono seguiti con accuratezza i passaggi che portano a un legame amoroso adolescenziale, usando i famosi silenzi e le pause dello Studio Ghibli in modo di certo meno metafisico ed evocativo che in altri casi, ma sempre tenero ed espressivo.
Il letto sul quale Miyazaki padre e figlio adagiano il legame di Umi e Shun è imbottito di passioni. Una è l'importante contributo dell'operosità femminile al quotidiano di una collettività, come dimostra Umi ogni giorno badando da sola alla sua famiglia, l'altra è la consapevolezza del passato e delle origini, base dell'impegno politico in erba di Shun, collante tra i due e rampa di lancio in una scena per una dichiarazione d'amore urlata. Urgente.
Lo spettatore non proprio a digiuno di melodrammi (qui c'è il lieto fine però, non siate codardi!) prevede facilmente lo svolgimento dell'intreccio, ma l'efficacia non va cercata lì.
La collina dei papaveri ha il potere di riportare alla mente i primi innamoramenti degli spettatori, tramite il filtro dello stile grafico di Hayao e con una felice messa a fuoco dei caratteri.
Se i nostri ricordi, scremati dagli elementi più negativi che il film zittisce, rivivono così romantici ed epici attraverso il tragitto di Umi e Shun, la missione di una storia d'amore è più che compiuta. E senza che si veda un solo bacio!





  • Giornalista specializzato in audiovisivi
  • Autore di "La stirpe di Topolino"
Suggerisci una correzione per la recensione
Palinsesto di tutti i film in programmazione attualmente nei cinema, con informazioni, orari e sale.
Trova i migliori Film e Serie TV disponibili sulle principali piattaforme di streaming legale.
I Programmi in tv ora in diretta, la guida completa di tutti i canali televisi del palinsesto.
Piattaforme Streaming
lascia un commento