La classe - recensione del film vincitore della Palma d'oro a Cannes

09 ottobre 2008
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A volte capita che nel corso di un festival la fretta, i tanti titoli, la stanchezza possano impedire che il valore di un film, pur riconosciuto, venga colto nella sua interezza. Ma la qualità è in grado di lavorare anche sulla distanza. E La classe di Cantet, finalmente nelle sale italiane, è uno di quei film che rimane e lavora dentro.

La classe - recensione del film vincitore della Palma d'oro a Cannes

La classe - la recensione

Chiunque abbia avuto modo di parlare con chi nella scuola oggi è ancora inserito – insegnante o studente che sia – e ne abbia ascoltato i racconti, ha (o dovrebbe avere) ancora più chiaro della fondamentale importanza che oggi hanno per la nostra società (per la nostra sopravvivenza) l’istituto scolastico, l’educazione e l’istruzione in senso ampio.

E quindi anche solo per questo quello di Cantet è un film di grande importanza, per gli interrogativi profondamente morali che solleva, per la descrizione che fa di un mondo sempre più difficile da comprendere e controllare sia per chi la scuola la frequenta che per chi la scuola la dovrebbe fare. Una descrizione che ha il coraggio dell’astensione da ogni forma di retorica e dall’adozione di un punto di vista uni- o bi-direzionale che sia, fatta attraverso uno stile documentaristico che né permette facili consolazioni né indugia in un pessimismo cinico e disincantato.

Ma la forza tematica de La classe è imprescindibilmente legata e debitrice di un’impostazione formale e narrativa che pare voler fare il paio con quella del capolavoro Cous Cous. Come Kechiche, Cantet infatti mette in scena un fluire di vita fatto di gesti, sguardi e voci virtualmente ininterrotti e ininterrompibili, riuscendo a cogliere e raccontare la complessità di ciò che è vero e reale ignorando saggiamente le regole e le gabbie del realismo.

La classe scorre quindi con impressionante fluidità, irrefrenabile, senza un vero inizio o una vera fine, relegando uno spaccato di umanità che, pur inchiodata tra le mura della scuola, esplode di vita e virtualmente si fa sintesi di qualcosa che travalica i confini dei temi più immediati, ma che arriva a toccare questioni e interrogativi che riguardano la società tutta, il modo di guardarla, costruirla e viverla con un’etica e una morale che sono tutte da ritrovare.

Quando non da reinventare.



  • Critico e giornalista cinematografico
  • Programmatore di festival
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