La canzone del mare: recensione del film d'animazione irlandese

23 giugno 2016
3.5 di 5
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Candidato al premio Oscar, il cartoon di Tomm Moore seduce ma forse pecca di eccesso di zelo.

La canzone del mare: recensione del film d'animazione irlandese

In un'isola sulla costa dell'Irlanda, il piccolo Ben cova risentimento per la sua sorella minore Saoirse, la cui nascita avrebbe (per quel che ne sa) posto fine alla vita della sua adorata mamma Bronagh. Il babbo Conor, devastato dal dolore della perdita della moglie, teme soprattutto una cosa: che la piccola abbracci il destino di sua madre, che come lei era una selkie, cioè una mistica creatura del mare in grado di trasformarsi in foca. Ben comincerà a guardare la sorella in modo diverso, mentre per Saoirse si apriranno le porte di una missione epica...

Tomm Moore, autore nel 2009 del lungometraggio The Secret of Kells, come questo nomination all'Oscar per il miglior film d'animazione, è un animatore e regista irlandese che ha deciso di dedicare la sua carriera a reinterpretare la tradizione folkloristica del suo paese. Rimanere fedeli alle proprie origini e farsi apprezzare all'estero: Moore è riuscito in una combinazione davvero difficile, forte di una professionalità della confezione e di una solidità artistica non comuni. Dalla direzione artistica alla cura delle animazioni (bidimensionali, a mano libera, rarissime ormai in un prodotto internazionale), Moore dice di guardare alla lezione dell'Hayao Miyazaki di Il mio vicino Totoro, e tecnicamente potrebbe permetterselo, ma non è ancora riuscito ad assimilare il quid del suo mito. Non ci piace costruire una recensione su un paragone, ma dato che in questo caso il paragone è stato suggerito dallo stesso autore, può servirci come utile chiave di lettura.

Mantenere le radici della fiaba animata nel proprio tessuto culturale è qualcosa che accomuna il percorso artistico di Moore e dello Studio Ghibli, ma i film di quest'ultimo hanno equilibri (o affascinanti squilibri) che La canzone del mare sfiora ma non coglie. La percentuale di mistero ed evocativa cripticità di Il mio vicino Totoro è in dosi corrette, mentre in La canzone del mare non tutti i passaggi narrativi della sceneggiatura di Moore e Will Collins sono chiari, ricordando piuttosto opere meno immediate come Il castello errante di Howl: si ha a volte la sensazione che le letture metaforiche, i rimandi, i paralleli tra i personaggi e il mito, le ripetizioni e le digressioni tipiche della fiaba intralcino la scorrevolezza del film, invece di impreziosire e rafforzare l'esperienza.

La canzone del mare è un lavoro davvero incantevole, nello stile visivo, nelle musiche, nella sua ricerca e nella sua delicatezza, ma la sua evidente volontà di creare un'esperienza artistica stratificata non gli permette di spiccare il volo con la naturalezza e l'emozione del sognato Totoro. Se la bussola punta lì, Moore è comunque sulla buona strada.

La canzone del mare
Il trailer italiano del film - HD


  • Giornalista specializzato in audiovisivi
  • Autore di "La stirpe di Topolino"
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