L'uomo che verrà, la recensione del film di Giorgio Diritti

19 gennaio 2010
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Coniugando con grande equilibrio realismo e poesia dell'immagine, Giorgio Diritti ci ha regalato un film duro ed emozionante, dove oltre all'importanza della tragica vicenda storica si unisce anche la visione preziosa di un autore capace di trovare fin da subito la sua poetica specifica. Di gran lunga il miglior film italiano visto al ...

L'uomo che verrà, la recensione del film di Giorgio Diritti

L'uomo che verrà - la recensione

Dopo il piccolo “caso” cinematografico creatosi con l'esordio di Il vento fa il suo giro, che arrivò addirittura alla candidatura al David di Donatello come miglior film, Giorgio Diritti ripropone il suo cinema austero e prezioso con L'uomo che verrà, racconto intimista e sobrio di uno dei più atroci rastrellamenti effettuati dai nazisti nel 1944, passato poi alla storia come la strage di Marzabotto. L'occhio con cui il regista sceglie di mettere in scena questa tragedia è quello della giovane Martina, bambina testimone silenziosa ed impotente della resistenza civile che la sua famiglia tentò di mettere in atto contro la crudeltà dei soldati tedeschi.


Diritti continua con quello che potremmo definire il suo cinema “etnico”, costruendo un universo famigliare composito ed unitissimo, dove l'uso del dialetto stretto emiliano funziona perfettamente come collante per compattare appunto il gruppo. Anche la sua idea di messa in scena è improntata sul realismo, che però riesce efficacissimo senza mai diventare ostentato: il regista infatti cura con molta attenzione anche la forma filmica, dove ad esempio la bellissima soggettiva iniziale, o anche molte inquadrature che valorizzano il paesaggio di campagna, impreziosiscono il film con immagini di notevole efficacia emotiva.


I riferimenti cinematografici per L'uomo che verrà sono di qualità elevata: nella prima parte del film la rappresentazione precisa del microcosmo semplice, contadino rimanda direttamente al cinema di Olmi (con cui Diritti ha collaborato al progetto Ipotesi Cinema), soprattutto al suo capolavoro L'albero degli zoccoli; l'idea di adoperare un bambino come occhio poetico sulla vicenda storica è stata invece straordinariamente portata sul grande schermo dai fratelli Taviani ne La notte di San Lorenzo, ancora oggi il miglior film sulla Resistenza. Sia però ben chiaro che Diritti porta a vanti la sua idea personalissima di cinema rigoroso e stilizzato, realizzando un lungometraggio che coniuga con grande coerenza verità della rappresentazione ed insieme poesia cinematografica.

L'uomo che verrà, selezionato per il concorso ufficiale al Festival di Roma 2009, è  un prezioso esempio di cinema impegnato a raccontarci con verità ed emozione la nostra storia.



  • Critico cinematografico
  • Corrispondente dagli Stati Uniti
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