L'inganno perfetto: recensione del thriller con Helen Mirren e Ian McKellen presentato al Torino Film Festival 2019

23 novembre 2019
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Un gioco a due inedito fra due monumenti della recitazione britannica chiaramente divertiti nel giocare di fino fra bugie e truffe.

L'inganno perfetto: recensione del thriller con Helen Mirren e Ian McKellen presentato al Torino Film Festival 2019

Appaiono per la prima volta mentre in soggettiva navigano su un sito web di incontri. Li vediamo per la prima volta mentire, una di quelle bugie innocenti tipiche di chi vuole fare colpo al primo appuntamento, togliendosi almeno un vizio. Non fumo, non bevo, scrivono reciprocamente i due anziani vedovi, che non ci immaginiamo come tipici frequentatori di dating online. Sono una coppia che i più fortunati hanno potuto già gustarsi a teatro, ma al cinema è la prima volta che Helen Mirren e Ian McKellen duettano. “Mentire è un’arte”, dice la frase di lancio di un film che in italiano si intitola L’inganno perfetto e in originale The Good Liar, il bravo mentitore. Insomma, è chiaro fin da subito che si tratta di un film su un truffatore, di nome Roy Courtnay, che fa del suo mestiere poco convenzionale un’arte e ha messo gli occhi su una nuova facile (apparentemente?) preda, Betty McLeish

Quanto si diverta il buon Gandalf a entrare nei panni di questo personaggio è palese, pronto a indossare panni duplici: quelli del vecchiarello ingenuo che inizia a frequentare Helen Mirren, claudicante spesso e volentieri per un ginocchio mal messo, curvo in avanti e dall’eloquio timido e quasi balbuziente, che presto prende possesso della stanza degli ospiti dell’ereditieram, in una monotona e borghese casa di campagna uguale a decine di altre, mentre al contrario acquista un dinamismo improvviso quando torna in città e porta avanti altre truffe in cui è impegnato in contemporanea, spesso insieme al suo socio, Jim Carter, l’indimenticabile maggiordomo Carson di Downton Abbey.

Bill Condon, artigiano del cinema di confenzione, è il direttore d’orchestra che dirige questi due primi violini senza troppo intromettersi, lasciando spazio a un McKellen che muove i muscoli facciali in allegria, fra sorrisi e smorfie di ogni tipo in cui gigioneggia senza freni. Una delizia forse talvolta eccessiva, ma è un piacere vederli duettare, una sfida di fioretto con assalti dai risultati alterni che sono il motivo principale per vedere L’inganno perfetto. Una guerra anche di look da terza età, in cui Ian McKellen fa sfoggio di cappelli e giacche di tweed. Parodia degli sconf fosse un tenente Colombo britannico, e forse non è un caso che lo sceneggiatore, Jeffrey Hatcher, sia proprio fra gli autori delle avventure del detective interpretato da Peter Falk, oltre che di un altro giallo recente con lo stesso protgonista, Mr Holmes.

Un palcoscenico che accoglie degli alter ego degli attori, come possono essere identificati, in fondo, i truffatori, che cercano di convincere un pubblico di essere altre persone. L’inganno perfetto si segue con piacere, narrativamente regala echi di spionaggio, oltre che del giallo classico all’inglese, in cui i casi spesso erano legati a un passato dimenticato, e dei personaggi meditano vendetta per poi portarla a termine dopo tanto tempo, fredda al punto giusto.



  • giornalista cinematografico
  • intervistatore seriale non pentito
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