L'era glaciale 3 - L'alba dei dinosauri, leggi la nostra recensione

28 agosto 2009

La Compagnia dell’Era Glaciale prosegue la sua quest in cerca dell’amore, della felicità e del senso della vita nel terzo episodio della saga, che sbarca nei nostri cinema nel weekend più torrido dell’anno, arricchito dal rinnovato uso del 3-D.

L'era glaciale 3 - L'alba dei dinosauri, leggi la nostra recensione

L'era glaciale 3 - L'alba dei dinosauri, la recensione

Ci sono serie – non necessariamente animate – che vivono in virtù dei loro personaggi. E’ questo il caso dell’Era glaciale, dove la storia è spesso solo un pretesto per portare avanti le avventure di un gruppo di buffi e improbabili amici. In questa terza puntata – leviamoci subito il pensiero: non è il 3-D più necessario della storia, ma male non fa – Sid, Manny, Ellie e Diego sono alle prese con scelte di vita che almeno una volta la maggior parte di noi è chiamata a compiere. Mentre il mammuth Manny sta per diventare papà, Diego, la tigre coi denti a sciabola, sente di aver perso lo smalto della gioventù e decide di proseguire in solitario la sua strada. Dal canto suo Sid il bradipo cerca di provare, in solitario, le gioie della maternità/paternità adottando dei cuccioli di dinosauro, apparentemente abbandonati. Ma quando viene rapito e trasportato in un mondo sotto il ghiaccio in cui sopravvivono i dinosauri creduti estinti, gli amici, compreso il pentito Diego, i folli opossum ed Ellie molto incinta, partono alla sua ricerca. In fondo la loro altro non è che un’unica, bizzarra famiglia estesa.

Al trend amoroso-riproduttivo della storia sembra inizialmente aderire anche Scrat, lo scoiattolo preistorico da sempre guest-star della serie, divertente tormentone che interagisce a margine del mondo de L’era glaciale con gag in alcuni casi anticipate dalle pubblicità animate di una nota marca di gelato: musiche romantiche, ralenty ed effetti sonori formano dei piccoli videoclip in cui Scrat volteggia con una sua pari, inizialmente sua rivale. Sembra che anche l’edonista, egoista ed accumulatore Scrat, abbia un cuore e senta il richiamo della foresta, anche se all’ultimo la sua Scrattina e la Ghianda se la vedono ad armi pari (e non vi anticipiamo chi vincerà). Il personaggio corre anche un rischio extrafilmico: quello di diventare un mercenario della pubblicità e del merchandising, cosa che potrebbe alienargli le simpatie degli adulti.

Divertente e un po’ discontinuo, L’era glaciale 3 vive soprattutto in virtù della presenza di una new entry, nell’originale doppiata da Simon Pegg: un furetto completamente fuori di testa, ispirato al capitano Achab e come lui ossessionato da una specie di Moby Dick dei dinosauri chiamato… Rudi. A lui si devono le gag migliori e le sequenze più irresistibili. Buck è l’irriducibile scapolo, l’avventuriero che vive solo in virtù della sfida, un Peter Pan che non può esistere senza il suo capitan Uncino. Poi, spazio alla tenerezza, all’amicizia e agli affetti che scaldano i nostri eroi nel loro mondo congelato.

In conclusione che dire? Senza andare a cercare il pelo nell’uovo, la franchise creata dai Blue Sky Studios grazie alla Fox, ha ancora frecce al suo arco e avventure da regalare. Vedremo se un futuro quarto episodio proseguirà sulla strada della sitcom famigliare, o sceglierà strade diverse per dare nuovo impulso alla linfa narrativa che in questo terzo film scorre un po’ più lentamente.



  • Saggista e critico cinematografico
  • Autrice di Ciak si trema - Guida al cinema horror e Friedkin - Il brivido dell'ambiguità
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