L'Angelo del Male - Brightburn Recensione

Titolo originale: BrightBurn

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L'Angelo del Male - Brighburn: la recensione dell'horror prodotto da James Gunn

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L'Angelo del Male - Brighburn: la recensione dell'horror prodotto da James Gunn

Succedono strane cose nelle zone rurali del Kansas da quando L. Frank Baum, nel 1900, ci ambientò "Il meraviglioso mago di Oz". È sempre nella regione delle Grandi Pianure che nel 1933 i coniugi Kent trovarono una navicella con dentro un bambino di un altro pianeta, Kar-El. Dopo averlo adottato come proprio figlio e battezzato col nome di Clark, constatato quanto fosse speciale, lo educarono a mettere le sue capacità sovrumane a servizio del bene ed è così che nacque Superman, il primo supereroe. E allora, in questo periodo che sembra avere sempre più bisogno di esseri immaginari per salvare il mondo, perché non chiedersi “what if”, cosa succederebbe se la storia si ripetesse ma il piccolo superuomo in questione fosse di fatto quasi onnipotente ma intrinsecamente malvagio? E cosa può esserci di più pauroso e inquietante di un adolescente che vive lo stesso Sturm und Drang tipico dell'età più infelice dell'essere umano, ma fosse un essere alieno senza freni?

Parte da questo assunto tipicamente nerd L'angelo del male - Brightburn, il divertente horror realizzato in famiglia dai fratelli James e Brian Gunn assieme al cugino Mark, il primo in veste di produttore e gli altri due di sceneggiatori, che offre al mito sempreverde dell'essere superiore e super buono un'inedita e benvenuta sterzata. “Una coppia senza figli trova un bambino che è – letteralmente – un dono del cielo” è un topos anche di molte fiabe, ed è a questo livello che la sceneggiatura mantiene saldamente una storia che gioca con gli stereotipi del genere e, come il vero e proprio film d'esordio di James Gunn dopo l'esperienza alla Troma, Slither, affonda a piene mani nell'immaginario dell'horror “viscerale” degli anni Ottanta con l'innesto del mostro venuto dallo spazio caro alla fantascienza paranoica degli anni CInquanta.

Per questo, forse, Brightburn - che è il nome della cittadina dove si svolge la storia ma anche un ovvio gioco di parole su una luce che brucia - è più apprezzabile da coloro che con quel cinema sono cresciuti e che sicuramente ne ameranno l'ironia ma soprattutto l'orrore mostrato e la mancanza assoluta di un lieto fine che la stessa premessa rende improponibile. Per non parlare dell'apparizione di un personaggio caro a James Gunn e agli amanti dell'horror (non vi diciamo chi), prima dei titoli di coda, in un finale che rimanda a tanti altri film del periodo.

La regia di David Yarovesky, pur senza particolari guizzi, è comunque funzionale alla storia. Delle limitazioni tipiche di un'opera a basso budget (7 milioni di dollari, praticamente niente per un film con effetti speciali), i realizzatori fanno un pregio: al digitale si affiancano i classici FX meccanici, l'ambientazione è curata e le apparizioni di Brandon con un costume fatto in casa che ricorda i luchadores messicani assolutamente efficaci: qualche balzo sulla sedia, grazie al potere dell'ultravelocità, lo farà sicuramente anche lo spettatore più smaliziato.

In un mondo pieno di genitori che non si accorgono o giustificano le peggiori nefandezze dei figli, fa sorridere come la madre e il padre di Brandon (gli ottimi Elizabeth Banks, protagonista proprio di Slither, e David Denman) sottovalutino o scelgano di ignorare gli eccessi e le stranezze del pargolo tredicenne (per l'episodio della forchetta confessiamo che avremmo subito pensato alla parcella del dentista), ma, appunto, sapere che da un giorno all'altro il piccolo angioletto di casa si è trasformato in un mostro non è cosa che si possa metabolizzare immediatamente.

Il giovane protagonista Jackson A. Dunne è bravissimo e ha la faccia giusta per inquietare anche senza trasformazioni e superpoteri. Certo, non tutti gli horror possono essere stratificati e profondi come Noi, ma al fianco di film complessi e significativi, un tempo c'erano - e oggi ci mancano tantissimo - prodotti di genere non pretenziosi e di puro divertimento, in cui non si risolveva tutto a tarallucci e vino e dove il Male finiva sempre per avere il sopravvento. Forse essere nostalgici serve a poco, ma per quanto ci riguarda continueremo a pensare che di piccoli film come questo l'horror ha ancora molto bisogno.

L'Angelo del Male - Brightburn
Nuovo Trailer Italiano Ufficiale del Film - HD
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Daniela Catelli
  • Saggista e critico cinematografico
  • Autrice di Ciak si trema - Guida al cinema horror e Friedkin - Il brivido dell'ambiguità
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