Jimmy's Hall - la recensione del film di Ken Loach

22 maggio 2014
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Loach si conferma Ken il Rosso in un film narrativamente piatto e politicamente manicheo e ancorato al passato

Jimmy's Hall - la recensione del film di Ken Loach

Dopo le commedie, dopo i documentari, dopo aver inzuppato i piedi nel mondo dei contractors, Ken Loach torna all'Irlanda raccontata in quel Il vento che accarezza l'erba che gli era valso la Palma d'Oro a Cannes nel 2006. E di quel film riprende i difetti senza però essere capace di replicarne i pregi.

Ken il rosso, che di queste cose ne sa, si districa molto bene nella confusa situazione interna dell'Irlanda post guerra civile, nella sua complessa ripartizione fra fazioni politiche e religiose, e racconta la vera storia di Jimmy Gralton, un comunista esiliato dal suo paese per il solo crimine di aver voluto dar vita ad un luogo (la Hall del titolo) precursore dei centri sociali.
Un luogo di aggregazione comunitaria, gestito comunitariamente, dove gli abitanti di un piccolo villaggio irlandese potevano danzare, fare sport, imparare la musica, l'arte e la letteratura.
Che sia in grado di raccontarla in maniera avvincente, però, e evitando manicheismi ed ingenuità politiche, è tutto un altro paio di maniche.

Il mondo di oggi, nonostante i tanti tentativi di Loach di dimostrarlo, non è quello dell'inizio degli anni Trenta, e la rappresentazione del regista dei comunisti buoni, contadini e operai, contro un establishment cattivo che vede schierati compatti e fianco a fianco fascisti e polizia, politici e preti, appare non ingiustificata quanto eccessivamente schematica: e, per questo, controproducente rispetto ai suoi stessi fini.

Stupisce, ancora di più, l'involuzione narrativa di Loach, lontano anni luce da La parte degli angeli e incapace di sviluppare un arco narrativo interessante o emozionante per le vicende e le sorti del suo protagonista, tutto concentrato sulla programmaticità delle tesi che vuole portare avanti.
Connolly è quasi una figura delle tante, mescolata sullo sfondo: eppure dovrebbe essere leader e trascinatore, del film prima ancora che dei suoi compagni. In difficoltà come spesso accade con le figure femminili, il regista inglese si preoccupa molto di più di tratteggiare sufficientemente male il prete ultraconservatore e un macchinatore interpretato da Jim Norton.

Jimmy's Hall, allora, è un film non tanto vecchio quanto vetero-, sia nella struttura che nel pensiero; un film che non aiuta né il cinema né la politica come il suo autore, in qualche modo ammirevolmente, vorrebbe fare. Che non parla alla pancia e non è nemmeno in grado di raggiungere la testa.






  • Critico e giornalista cinematografico
  • Programmatore di festival
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