Jackie & Ryan - recensione dal Festival di Venezia del film di Amy Canaan Mann

31 agosto 2014
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Una storia romantica di musica, radici e calore

Jackie & Ryan - recensione dal Festival di Venezia del film di Amy Canaan Mann

Hobo with a Guitar.
Potrebbe essere un buon sottotitolo per Jackie & Ryan, un film che parte dalla rievocazione partecipe e affettuosa della grande tradizione della musica folk statunitense per arrivare a parlare di amore, di radici e di donne materne e salvifiche.
Il protagonista Ryan - che ha il volto un pelo troppo pulito di Ben Barnes - è infatti un Woody Guthrie dei nostri giorni, un ragazzo che vive vagabondando attraverso gli Stati Uniti che attraversa saltando a bordo dei treni merci accompagnato dalla sua chitarra e dalla sua musica.
E in uno sperduto paese dello Utah, incontra la protagonista Jackie - che ha il volto lucido da bambola di una Katherine Heigl, alla ricerca di un rilancio della sua carriera - , una giovane madre con un divorzio in corso, una ex diva del pop che ha scelto di tornare con la figlia nelle terre della sua infanzia lasciando le complicazioni della grande mela.

Riducendo ambizioni e complessità rispetto all'esordio di Texas Killing Fields, e piazzandosi ben salda sul binario sicuro e lineare di una storia d'amore ovvia e scontata, Amy Canaan Mann riesce però a costruire un film che, oltre a inanellare una serie d'inquadrature che confermano un occhio attento e non banale, utilizza i dettagli e i personaggi per arrangiare un film capace di parlare dell'America (e non poteva essere altrimenti) e delle donne come sue fondamenta indispensabili.

Gli uomini di Jackie and Ryan sono tutti vagabondi senza radici e un po' insicuri, padri incapaci di accettare il proprio ruolo se non proprio degli stronzi; le donne, invece, sono quelle toste che tengono botta di fronte ai colpi duri della vita, che conoscono in sacrificio nel nome dei figli, che fanno rinunce o battaglie per loro, che danno forza e speranza c sono la Casa alla quale tornare.
Non a caso, solo dopo l'incontro con Jackie Ryan troverà forza e coraggio per scrivere le sue canzoni, quella stabilità anche interiore che gli era sempre mancata. E solo a lei può tornare, dopo ogni vagabondaggio, certo di una stabilità, una determinazione e una libertà di scelta che proprio lui, e la sua libertà di vita, sono stati in grado di donarle.
Non si allarmino, però, le femministe: ché il discorso della Mann non è affatto conservatore, ma casomai simbolico di una società che ha bisogno di ritrovarsi e assestarsi, di trovare nuovi equilibri tra pulsioni e incertezze metropolitane e ampie e placide fondamenta rurali, di tornare a una casa per conoscersi meglio e poter riaffrontare il viaggio con nuove consapevolezze. Per raggiungere una nuova sostenibilità.
Dalla Grande Depressione alla Crisi dei nostri giorni, passando per gli anni della contestazione che portarono al cinema della New Hollywood cui la Mann guarda senza mascherarsi, le strade per la riscossa e la ripresa economica ed esistenzale si confermano sempre le stesse: l'amore, la musica e il cinema. E Jackie and Ryan, di questi ingredienti, non ne tralascia mai nemmeno uno.



  • Critico e giornalista cinematografico
  • Programmatore di festival
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