Jack e Jill, la recensione del film con Adam Sandler

14 febbraio 2012

Ladies and gentlemen, benvenuti all'Adam Sandler Show! Lo stand up comedian americano numero 1, ormai consolidato attore di family movie, ci aspetta al cinema con un nuovo film da ridere in cui addirittura si sdoppia.



Ladies and gentlemen, benvenuti all'Adam Sandler Show! Lo stand-up comedian americano numero 1, ormai consolidato attore di family movie, ci aspetta al cinema con un nuovo film da ridere in cui addirittura si sdoppia. Anzi, si sdoppia cambiando sesso e, complice un enorme paio di seni finti, qualche cuscino imbottito, un robusto make up e una parrucca in perfetto stile Hairspray, riesce ad essere contemporaneamente un antipatico pubblicitario di successo di nome Jack e sua sorella Jill, donna ingombrante in senso reale e metaforico.
Frutto dell'ennesimo sodalizio artistico con Dennis Dugan, Jack e Jill è sicuramente una delle massime espressioni dell'arte istrionica di Sandler, che oltre a cambiare voce e fisicità, interagisce con disinvoltura con un finto interlocutore. L'attore c’è dunque, il problema è che manca (quasi) tutto il resto. Ed è ovvio, perché nessuno è in grado di reggere un intero film, se, come in questo caso, a supportarlo non ci sono una buona sceneggiatura e delle gag che permettano di non navigare nell'oceano del già visto.
Intendiamoci, con il suo armamentario di equivoci, brutte figure e pernacchie di varia provenienza, Jack e Jill non pretende di essere un film d'autore o una sophisticated comedy. La sua ambizione, infatti, è unicamente quella di imporsi come un "feel good movie", nella fattispecie una buona commedia demenziale capace di offrire qualche spunto di riflessione. Ora, se non si considerano alcune scene in cui Jill si confronta con l'altro sesso, questo obiettivo non viene raggiunto, perché una commedia demenziale senza arguzia, scorrettezza e cattiveria proprio non funziona. Sembra che Dennis Dugan abbia dimenticato queste regole del gioco e che abbia anche perso fiducia nell'intelligenza dello spettatore, a cui dà in pasto situazioni comiche piuttosto basiche. O forse la colpa è della lezioncina morale che la storia raccontata vorrebbe impartire e che finisce per spingere il film verso una deriva buonista.
Il messaggio un po' zuccheroso di Jack e Jill è che, per quanto non attraente, qualsiasi persona dal cuore d’oro alla fine trova l'amore, contagiando con la sua positività il resto del mondo. Ovviamente capita di rado, ed è per questo che ci crediamo fino a un certo punto, così come non succede spesso che una ragazzona con i denti da coniglio e una forte sudorazione faccia perdere la testa ad Al Pacino.
Avete capito bene: Al Pacino, c'è anche lui nel film, in una versione volutamente caricaturale di se stesso e per questo decisamente spassosa. Magari non a tutti piacerà sorprendere Michael Corleone che balla al ritmo del jingle di una nota marca di ciambelle, ma Pacino è Pacino e vederlo giocare con il proprio mito perfino quando recita il Riccardo III° di Shakespeare risolleva davvero sia il morale che l’intero film. Film di cui ci piace anche personaggio di Jill, tenero nel suo attaccamento alla famiglia, schietto con il prossimo, incurante delle convenzioni sociali, femminile nei suoi abiti eccentrici e nei suoi chiassosi accessori. Ce ne vorrebbero di più di donne così. Sullo schermo e nella vita vera.




  • Giornalista specializzata in interviste
  • Appassionata di cinema italiano e commedie sentimentali
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