Io, loro e Lara, la recensione del nuovo film di Carlo Verdone

04 gennaio 2010

Uno dei lungometraggi più personali di Carlo Verdone, che coniuga con discreta coerenza la commedia popolare con momenti più personali e dolceagri. Per il cineasta romano un punto di partenza incoraggiante per un cinema maggiormente riflessivo e sfaccettato.

Io, loro e Lara, la recensione del nuovo film di Carlo Verdone

Io, loro e Lara - la recensione

Nel 1985 La messa è finita, forse il miglior film di Nanni Moretti, raccontava di Don Giulio, parroco che tornato a Roma dopo anni di assenza si trovava di fronte ad un mondo completamente cambiato, in cui non riusciva più ad identificarsi e trovarsi a proprio agio. Quel film raccontava con lo stile più propriamente morettiano, quindi feroce e non conciliatorio, lo spaesamento di un uomo di fede di fronte ad un panorama umano abbrutito, reso isterico dalla perdita di valori etici. Carlo Verdone parte da un assunto molto simile nel suo ultimo Io, loro e Lara. Ovviamente il regista di Compagni di scuola e Perdiamoci di vista possiede tutt’altra impostazione rispetto a Moretti, non intende fare il suo cinema spietato e autoriale; l’idea di indagare con occhio comunque lucido il malcostume contemporaneo attraverso l’integrità morale di un uomo di fede serve però anche a Verdone per costruire un’opera molto più personale e sentita rispetto ai suoi lavori precedenti.

Rispetto al suo cinema più commerciale ed indirizzato ai gusti del pubblico più ampio, i lungometraggi in cui il cineasta sente di dover maggiormente esprimere al sua poetica più malinconica sono di solito costruiti su sceneggiature più solide, che sviluppano la psicologia dei personaggi con discreta introspezione e raccontano storie articolate su sceneggiature sostanziose. Era ad esempio il caso delle due pellicole citate in precedenza, ma anche di lavori come ad esempio Maledetto il giorno che t'ho incontrato. Anche Io, loro e Lara possiede queste qualità, che esplicita con pienezza soprattutto nella prima parte: Verdone spesso predilige un’impostazione corale, e regala a comprimari di lusso come Angela Finocchiaro, Marco Giallini e soprattutto Anna Bonaiuto ruoli decisamente divertenti e ben scritti, che hanno comunque il pregio di non scadere mai nel macchiettistico pur essendo fortemente caratterizzati a livello comico. Per se stesso l’attore/regista riserva la figura ovviamente più sfaccettata e malinconica, che però forse è l’anello debole nella seconda parte della pellicola, quando non chiude in maniera sufficientemente approfondita l’arco narrativo settato in precedenza.

Sul piano più squisitamente drammaturgico inoltre Io, loro e Lara funziona a dovere, possiede i meccanismi oliati e precisi della migliore commedia verdoniana, alterna con coerenza momenti divertenti ed altri melanconici, dipinge situazioni spiritose e scene spassose. Ad aiutare il cineasta un cast d’attori molto affiatato ed evidentemente divertito nell’interpretare i rispettivi ruoli. Su tutti una Laura Chiatti finalmente tornata a livelli accettabili, cosa che a nostro avviso non le succedeva dal film che l’ha lanciata, L'amico di famiglia di Sorrentino.

Pur non potendo essere considerato il film migliore realizzato da Carlo Verdone, Io, loro e Lara è un lungometraggio comunque inseribile nella lista delle opere più riuscite del comico, in quanto coniuga con buona omogeneità cinema più personale e commedia adatta al pubblico affezionato. Come ha più volte sottolineato l’autore, da adesso in poi continuerà a realizzare questo tipo di lungometraggi, maggiormente intimisti e che si adattano alla sua vena dolceamara. Visto quindi come punto di partenza, Io, loro e Lara appare un risultato più che incoraggiante.



  • Critico cinematografico
  • Corrispondente dagli Stati Uniti
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