Io e Spotty: recensione della commedia romantica di Cosimo Gomez con Filippo Scotti

30 giugno 2022
3.5 di 5

Dopo Brutti e cattivi, Cosimo Gomez dirige Io e Spotty, un film poetico e romantico sull'incontro fra due fragilità, due anime gemelle che si innamorano giocando insieme. Ne sono protagonisti Filippo Scotti e Michela De Rossi.

Io e Spotty: recensione della commedia romantica di Cosimo Gomez con Filippo Scotti

Ci sono film che sanno parlare d'amore in maniera tenera, spontanea, senza ricorrere al melodramma, all'enfasi, al romanticismo zuccheroso, ai cliché del genere sentimentale. E tanto più l'amore è imperfetto e l'anima gemella bizzarra, incompleta e fuori dal coro, tanto più il sentimento è sublime, poetico e salvifico. Io e Spotty, che segna il ritorno dietro alla macchina da presa di Cosimo Gomez, già regista di Brutti e cattivi, è proprio questo: una love story affettuosa e struggente tra due ragazzi insicuri e alienati, due outsider che vivono al confine tra introversione e disagio mentale, fra timidezza e patologia, fra attacchi di panico e necessità di trovare una nuova identità che possa aiutare a sentirsi liberi.

Del cinema di Cosimo Gomez tutto si può dire fuorché negargli originalità e poesia, e se in Brutti e cattivi era un gruppo di freak a prendersi la rivincita su un mondo che li aveva scartati come rifiuti tossici, stavolta i protagonisti sono più notturni e delicati, i toni sono più tenui e poetici e l'amore che a nullo amato amar perdona diventa una terapia, un dispensatore di quelle endorfine che placano ansia e attacchi di panico e che, attraverso le gioie dell’accudimento, ci fanno anche sentire utili e desiderati.

Alla base di Io e Spotty ci sono quei ragazzi, sempre più numerosi, che si vestono da animali non solo per imitare i cosplayers, ma perché nel travestimento trovano un rifugio e una comfort zone. Per il lead animator Matteo, invece, indossare un costume da cane significa libertà, rivincita su una vita lavorativa faticosa e antidoto contro la timidezza. La coda, le zampe e le orecchie da Snoopy sono insomma, per un giovane uomo figlio del nostro tempo, uno strumento per divertirsi un mondo, meglio se con una giovane donna con l'aria strampalata, il taglio di capelli alla Valentina di Crepax e due occhioni spalancati su un mondo ostile e troppo veloce, che ci fagocita e scatena in noi attacchi di panico.

Somiglia un po’ a un film di Michel Gondry Io e Spotty, così come a Lars e una ragazza tutta sua, di cui riprende l'amore incondizionato per qualcosa o qualcuno che non ci mette in crisi, ma anzi ci spinge a spiccare un salto verso ciò che non è plausibile e a giocare come quando eravamo piccoli e dicevamo: "Facciamo che io ero". La famiglia del Lars del film con Ryan Gosling, così come la dolce Eva di Io e Spotty, decidono di giocare, e nel gioco trovano un senso e uno strumento di comunicazione, oltre all'amore, che è quello di un cane perché l'amore del migliore amico dell’uomo è il più autentico e incondizionato che ci sia, e l’uomo-cane qui può amare con tutto se stesso ed essere amato, e scodinzolare felice davanti a una ragazza interrotta disposta a credere e a cedere al dolce inganno.

Non è soltanto un film che riposa su un’idea nuova e accattivante Io e Spotty. E’ anche una sfida registica vinta, con un uso frequente della camera a mano e due o tre macchine da presa accese in contemporanea che colgono anche la minima espressione sul volto di un attore. Cosimo Gomez, poi, ha scelto una Bologna non da cartolina e spesso notturna, periferica, semideserta e insondabile. Ha trasformato il suo racconto in una sinfonia pop e si è messo dalla parte dei ragazzi, che si trovano a vivere in un mondo nel quale i sogni sono stati rubati dai grandi e in cui chi di speranza vive disperato muore. I ragazzi sono fragili e insieme forti e resilienti, e puri, puri come non lo erano neppure gli adulti di adesso quando erano adolescenti. Figli della crisi economica, Eva e Matteo e tanti altri ci appaiono fiaccati dal lockdown e terrorizzati dal bullismo e dai social. Molti di loro si sono chiusi in casa, in preda all’angoscia e all’ansia di prestazione ma disposti a lasciarsi andare ai sentimenti e inclini alla commozione. In questo senso, solo se si è un po’ sognatori si capiscono i molti livelli di lettura di Io e Spotty, e anche se si è almeno un po’ dog friendly.

Nonostante Io e Spotty sia un film per molti ma non per tutti, e a tratti lo vorremmo più coraggioso e al confine con la fiaba horror, assai degne di nota sono le performance di Filippo Scotti e Michela De Rossi, che attraverso sguardi e gesti suggeriscono insicurezze e paure ma anche tenerezza e accettazione dei propri limiti, perché funziona così nella vita: è quando si lascia che le proprie fragilità escano allo scoperto che si incontra l’altro. Poi basta un pizzico di empatia e di capacità di ascolto e ci si può innamorare perdutamente, o alle brutte gettare le basi per una solida amicizia, come nel finale di Casablanca.

Io e Spotty
Il Trailer Ufficiale del Film - HD


  • Giornalista specializzata in interviste
  • Appassionata di cinema italiano e commedie sentimentali
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