Inconceivable - la recensione

10 gennaio 2020
1.5 di 5

Nicolas Cage fa da comprimario in questo thriller tutto al femminile costruito attorno al tema dell'utero in affitto. Nel cast, Gina Gershon, Nicky Whelan e un cammeo di Faye Dunaway.

Inconceivable - la recensione

Uno dei sottogeneri più battuti dal thriller hollywoodiano è quello in cui qualcuno fa entrare - fisicamente, ma anche emotivamente - qualcun'altro, un qualcun'altro fino a pochissimo prima sconosciuto, nella propria casa e nella cerchia dei suoi affetti. E poi questo qualcun'altro si rivela essere un un pericoloso psicopatico. Un sottogenere che è andato di moda, chissà perché (è una domanda retorica, ci sono precise ragioni sociologiche) soprattutto negli anni Novanta: Inserizione pericolosa di Barbet Scheroeder e La mano sulla culla di Curtis Hanson sono due esempi per tutti.
Esempi non casuali, visto che Inconceivable (che vuol dire inconcepibile, e che qui vale sia nel suo significato letterale che in quello figurato) sembra guardare senza esitazione a quei film, aggiungendovi pure un pizzico dell'Attrazione fatale di Adrian Lyne, che era però degli anni Ottanta.
Chi è in questo caso la sconosciuta interpretata da Nicky Whelan che Gina Gershon e Nicolas Cage, coppia di medici felice e benestante, fa entrare in casa, accoglie come un'amica? Di più: come una donna alla quale affidare la propria figlia e molto di più, perfino un figlio che gli fanno portare in grembo? È una giovane spostata che, sotto l'apparenza della docile e sfortunata santarellina, nasconde l'immancabile animo diabolico. Perché lei, donatrice di ovuli per fecondazioni eterologhe, ha l'hobby di andarsi a riprendere i "suoi" figli, preferibilmente facendo fuori madri non abbastanza degne di questo nome, e occasionalmente pure i padri.

Queste tematiche così "calde", quelle legate appunto all'eterologa e all'utero in affitto, sono le sole - e ambiziosissime - variazioni sul tema proposte dalla sceneggiatura di Chloe King (figlia di Zalman, con in curriculum i copioni di La mia peggior nemica e B. Monkey - Una donna da salvare) e dalla regia di Jonathan Baker, bizzarra figura di produttore-imprenditore hollywoodiano che ama considerarsi uno che si muove sulle orme di Ernest Hemingway.
Baker aveva perfino accarezzato il sogno di essere il protagonista maschile del suo film, cedendo poi la parte a Nicolas Cage (che qui è svogliatissimo, ma senza ansie di protagonismo e ben felice di essere un comprimario) ma ritagliandosi comunque un ruolo più piccolo, mentre da regista gioca con tutti i luoghi comuni del genere e patina il suo film in maniera da renderlo quasi simile a un soft core. Sebbene, di erotismo, qui ce ne sia pochissimo.
Il discorso relativo alla maternità, all'eterologa e alle madri surrogate è portato avanti da Baker con faciloneria e non poca ambiguità etica e morale, senza mai nascondere davvero un qual certo conservatorismo neo-con di fondo.
Ma questo finisce quasi con l'essere un peccato veniale di fronte alla sconclusionatezza e alla banalità della sceneggiatura, che fa dei personaggi sfumature di una precisa tonalità d'idiozia, e che col procedere del racconto li fa entrare in costante contraddizione con sé stessi e le loro scelte.

Se è passabile - e anzi previsto dalle regole del gioco - che la protagonista Gina Gershon, l'unica che s'impegna un po' a fare l'attrice sul serio, passi dalla cieca fiducia al dubbio paranoide rispetto alla sua nuova amica, non si capisce perché Cage prima dimostri alla moglie una fiducia incondizionata, per poi darle della drogata quando la donna mostra apertamente i suoi dubbi e le sue paure. Stesso discorso per la povera Faye Dunaway (che ha anche recitato con una gamba rotta: e infatti è sempre seduta - ma avrebbe fatto meglio a fuggire dal set), mamma di Cage e suocera di Gershon che all'inizio li mette in guardia sul personaggio della Whelan, e poi quando le cose si fanno scottanti sembra avere fiducia totale in lei.
A completare il cast, nel ruolo di quella che all'inizio del film è la migliore amica della Gershon, e che capiamo subito essere destinata a finire non benissimo, c'è la Natalie Eva Marie più nota come wrestler della WWE che come attrice.
Un dettaglio che mi pare assai significatico: Inconceivable è fasullo e ridondante proprio come il wrestling, ma è anche assai meno divertente.

Inconceivable
Il Trailer Ufficiale del Film - HD


  • Critico e giornalista cinematografico
  • Programmatore di festival
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