In viaggio con Jacqueline: recensione del road movie con vacca che ha conquistato i francesi

22 marzo 2017
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Un contadino algerino in viaggio a piedi per la Francia con una vacca al seguito.

In viaggio con Jacqueline: recensione del road movie con vacca che ha conquistato i francesi

Un buffo signore, calvo e occhialuto, dall’andatura incerta con al guinzaglio una bella vacca marrone in salute. È l’immagine simbolo di una delle sorprese dell’anno scorso in Francia, In viaggio con Jacqueline, feel good movie che ha risollevato il morale dei francesi in un annus horribilis. Diretto dal franco algerino Mohamed Hamidi, propone il road movie per la Francia di un piccolo coltivatore dell’entraterra algerino, che si mette in marcia, a piedi, per arrivare in tempo al Salone dell’agricoltura di Parigi e far partecipare la sua adorata Jacqueline al concorso più ambito: quello per il bovino più bello.

Hamidi cerca di far comunicare le sue due culture; dopo un primo film, Né quelque part, in cui seguiva un francese nel viaggio algerino alla scoperta delle radici dei genitori, questa volta propone un percorso inverso. L’Algeria è quella costola - per più di un secolo - della grande République, che nonostante i continui battibecchi parla sempre della Francia e la guarda con rispetto e vicinanza, non fosse che per i milioni di maghrebini che hanno cercato fortuna nell’esagono.

Fatah sembra catapultato nella Francia dolce del lungo dopoguerra, negli anni ’50 simbolizzata dai film con Fernandel, di cui uno, La vacca e il prigioniero, diventato un simbolo delle campagne rigogliose e della vita che tornava a scorrere. In viaggio con Jacqueline è un film che rinuncia ai tempi frenetici della conoscenza casuale, della maschera scettica di una quotidianità frettolosa per rivendicare tempi lunghi, conversazioni inattese che diventano serate intere, con la voglia sincera di conoscere chi si ha di fronte. In questo è una boccata d’aria fresca, un omaggio alla natura e alla campagna, senza essere manifesto luddista contro il progresso tecnologico; tutt’altro, è proprio grazie alla televisione, ai social e a youtube che questo viaggio improbabile di un Candido catapultato nel XXI secolo assume valenza nazionale, attira le simpatie di tante persone che ne sostengono la cavalcata, come Poulidor in cima al Mont Ventoux.

Un’avventura umana scandita da incontri sorprendenti, quella di In viaggio con Jacqueline, alcuni proprio per la loro normalità: dal cognato bizzoso che nasconde a casa la famiglia che si è creato a Marsiglia, interpretato dal più famoso comico franco maghrebino, Jamel Debbouze, al nobile di campagna decaduto e molto depresso, un empatico Lambert Wilson. In fondo è una questione di ritmi, e entrambi alla fine si allineano a quelli mediterranei di Fatah, imparano a coglierne gli slanci di un’umanità primordiale, superata l’iniziale sorpresa. Hamidi ha combinato tre attori e tre stili comici completamente diversi, arricchendo questa fiaba camminata di toni diversi; a suo modo anche così propone una parabola sulla diversità come ricchezza, sull’ascoltare chi vive diversamente da te, superando i pregiudizi. Impossibile non tifare per il gracile protagonista, una sorta di Capannelle francese, interpretato con stroardinaria umanità da Fatsah Bouyahmed.

Amante della commedia all'italiana, come si nota nella scrittura a quattro mani di una lettera che rimanda a Totò e Peppino, Hamidi non propone niente di nuovo o di sconvolgente, ma una sana pausa per ricaricare la speranza candida, ma a portata di mano, di una vita condivisa senza reticenze con chi respira insieme a noi l’aria, troppo spesso cinica e malsana, di questo nostro pianeta.



  • giornalista cinematografico
  • intervistatore seriale non pentito
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