Il villaggio di cartone - la recensione del film di Ermanno Olmi

06 ottobre 2011

Un pezzo via l’altro, e una piccola canonica, moderna e disadorna, viene svuotata completamente, privata dei suoi simboli fondanti, sino all’ultima straziante deposizione, quella del crocifisso, davanti al quale anno dopo anno, un parroco aveva pregato, professato la parola del Signore e accolto centinaia di fedeli.

Il villaggio di cartone - la recensione del film di Ermanno Olmi

Il villaggio di cartone - la recensione

Un pezzo via l’altro, e una piccola canonica, moderna e disadorna, viene svuotata completamente, privata dei suoi simboli fondanti, sino all’ultima straziante deposizione, quella del crocifisso, davanti al quale anno dopo anno, un parroco aveva pregato, professato la parola del Signore e accolto centinaia di fedeli. E’ lo sguardo, segnato dal tempo, di Michael Lonsdale a dire addio a quegli oggetti tanto amati, in un trasloco, per lui, feroce come una profanazione. Ad assistere, qualche passante, poco più che curioso, e alcuni tra coloro che, nella chiesa ormai vuota, organizzeranno il villaggio di cartone che dà il titolo al film: clandestini africani che riempiranno la chiesa di una rinnovata urgenza di solidarietà.

E’così che Ermanno Olmi alza il sipario su questo suo ultimo film, giunto come smentita, alla sua stessa dichiarazione di abbandonare il cinema di finzione. In questo apologo, più teatrale che cinematografico, cerca di rappresentare la deriva desolante verso la quale arranca la nostra civiltà. Una civiltà dall’etica consumata, basata su certezze fasulle, quanto fuorvianti, e popolata da un’umanità indebolita dai suoi stessi, secolari, errori. Un’unica ambientazione accoglie un gruppo eterogeneo di persone. Da una parte gente con il mare alle spalle e una terra sconosciuta davanti, dall’altra gli sparuti rappresentanti dei pilastri della nostra società: “il Prete”, “il Medico” e “il Graduato”.
La religione e la scienza, che si confrontano sul mistero della fede; la legge, che una volta di più, dimentica la fratellanza tra esseri umani.
In fuga dall’isola di Gorèe, simbolo di antica schiavitù, la popolazione del nuovo e interminabile esodo, è rappresentata da individui colti, da guerrieri indomiti e da genitori impauriti, spaventati dal buio, in cui è avvolto il proprio futuro.
La ricerca, ossessiva e decennale, da parte del prete, di risposte a domande che un uomo di fede dovrebbe aver la fortuna di non porsi mai - quelle sul mistero che spinge verso la stessa fede a cui si dedica la propria esistenza - troveranno un istante di pace, grazie all’arrivo di queste vite da salvare.
Ed è questo il senso più ampio del concetto di solidarietà, cui aspira il racconto di Olmi.  A voler emergere è l’idea di una possibile commistione di religioni diverse, che da sempre si fondano sulle stesse necessità umane: come l’inganno alla solitudine, la ricerca di un senso all’esistenza, la consolazione al dolore incancellabile della vita.
L’iconografia nel film, diventa veicolo per annullare sé stessa, il regista usa quella cristiana, per poi volerci dire di non restare aggrappati ad essa, in nome di una pretesa unicità della Chiesa. La canonica del film è infatti il “territorio assoluto” in cui tutto si distrugge e tutto può rinascere, in nome di un’abbagliante visione globale.

Il villaggio di cartone ha senso di esistere, soprattutto come intenzione, o come atto di riflessione sulla nostra condizione, in un periodo storico in cui tutto sembra da rifare. Ma la complessità del progetto è troppa, per essere affidata soltanto alla poetica dell’allegoria. La sublimazione di un’idea, troppo grande, tanto da risultare indefinibile, non può rispondere alla retorica del simbolo, ad una cosa non può corrisponderne soltanto un’altra, con il rischio di appiattirne la prospettiva.
Se il senso di profonda cristianità che anima il regista, risulta meglio rappresentato infatti, la religione e cultura islamica si riduce troppo alla declamazione di qualche aforismo, e il patto di “scambio” sembra contraddetto.
Pur non essendo un film sull’immigrazione, in senso stretto, la diversità culturale emerge, inevitabilmente, ma forse un po’ banalizzata.

Il villaggio di cartone
Il trailer del film di Ermanno Olmi


Suggerisci una correzione per la recensione
Palinsesto di tutti i film in programmazione attualmente nei cinema, con informazioni, orari e sale.
Trova i migliori Film e Serie TV disponibili sulle principali piattaforme di streaming legale.
I Programmi in tv ora in diretta, la guida completa di tutti i canali televisi del palinsesto.
Piattaforme Streaming
lascia un commento