Il sole a mezzanotte: recensione del dramma con Bella Thorne

22 marzo 2018
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Il film ha un preciso pubblico di riferimento, gli adolescenti, e a loro si rivolge con moderata delicatezza.

Il sole a mezzanotte: recensione del dramma con Bella Thorne

È una storia strappalacrime, come tutte le storie in cui ci sia amore e malattia terminale. Il sole a mezzanotte è il remake americano di un film giapponese, in cui la ragazza protagonista della storia è affetta da una rara patologia genetica chiamata Xeroderma Pigmentoso. In un film in cui si intuisce chiaramente quale possa essere l'epilogo, si lavora a contrasto perché il percorso verso un inevitabile destino sia pregno di significato. La negatività della malattia deve far fronte alla positività e allo spirito combattivo del personaggio e, in questo caso, anche la personalità solare va in netta contrapposizione con la negata esposizione ai raggi del sole.

Anche denominata Sindrome della Luna, questa malattia costringe a una vita da reclusi con la possibilità di uscire di casa soltanto in ora notturne. Si tratta di una condizione lontanissima da una qualunque normalità, estremamente ardua da accettare, senza considerare che sia anche degenerativa. Quando Katie incontra un ragazzo che le piace seriamente e inizia a uscirci insieme, si trova di fronte a un bivio: mentirgli ed essere una ragazza normale per un po' o troncare subito per non illudersi. Katie però è un'adolescente e la voglia di vivere che le appartiene la spinge a esplorare i suoi sentimenti, a gioire di quei momenti limitati ma reali che ha a disposizione.

Il sole a mezzanotte è un dramma che si rivolge a un pubblico ben preciso, i teenager. Come tale, pur essendo commovente, offre una versione edulcorata di quella che è una storia strappalacrime. Bella Thorne è la ventenne attrice protagonista, qui in cerca di un ruolo importante e diverso da quanto aveva fatto fino ad ora. Questa giovane dimostra di avere il fegato e la stoffa per salire di livello artistico e il fatto che abbia un enorme seguito di fan, di età compresa tra i 12 e i 20 anni, ha senza dubbio inciso sulla decisione di non eccedere sulla drammaticità del film. Il declino fisico di Katie non è certo come quello di Tom Hanks in Philadelphia, ma il messaggio che porta con sé è valido per tutti: non procrastinate, non rimandate a domani quello che vi fa star bene, quello che sentite essere importante, quello che potreste rimpiangere di non aver fatto prima.



  • Giornalista cinematografico
  • Copywriter e autore di format TV/Web
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