Il Regno - la recensione del film spagnolo trionfatore ai Goya

04 settembre 2019
3.5 di 5
8

Politica e corruzione in un thriller a rotta di collo, con un bravissimo protagonista.

Il Regno - la recensione del film spagnolo trionfatore ai Goya

È difficile accettare la propria caduta da un giorno all'altro, quando per anni tutto è andato come doveva andare e come sarebbe sempre dovuto andare, secondo uno stile di vita collaudato, impunito e potenzialmente immutabile. Quando il trono su cui si siede sta per diventare sempre più importante e redditizio, essere detronizzati è inaccettabile, soprattutto quando tutto il resto del regno resta tale e quale, senza scossoni, sacrificando l'anello al momento più debole ed espellendo la cellula maligna che minaccia di distruggere l'organismo “sano”.

Questo è quello che fa letteralmente impazzire Manuel Lòpez-Vidal, vice segretario regionale del suo partito, proiettato verso una carriera politica nazionale, stroncata da una indagine e da una serie di intercettazioni che lo collegano a una serie di operazioni illecite. Manuel non ci sta ad esser fatto fuori dai compagni ugualmente corrotti o tacitamente complici, e a perdere uno stile di vita fatto di lusso, viaggi, lauti pranzi, champagne e gite in barca. Strada facendo, però, tutto questo diventa irrilevante. L'importante è trascinare nella sua caduta chi gli ha voltato le spalle, a costo di rischiare la vita, in un crescendo di paranoia e follia, inganno e violenza, fino a rivolgersi proprio ad una giornalista che lo ha sempre visto per quello che era per ristabilire la “verità”.

La storia è ambientata nel 2007 in una cittadina costiera spagnola: non sappiamo se faccia riferimento ad eventi precisi, ma non importa. Potrebbe essere accaduta qua ed ora, perché le dinamiche dell'arrivismo e dell'ambizione sono universali, soprattutto per quanto riguarda, purtroppo, l'ambito della politica. Il fatto è che c'è una lunga e consolidata tradizione di asservimento della res publica agli interessi personali e che quello dell'amministrazione resta uno dei settori principali in cui è possibile detenere ed esercitare il potere, che per molti è un valore in sé. Ma sono re ridicoli e meschini quelli che si giocano il nostro destino, che alla fine si tradiscono per questo ingannevole senso di impunità che li accompagna o restano ottenebrati da un potere che mentre logora chi non lo possiede, per citare una massima di Charles Maurice de Tayllerand cara al mefistofelico deus ex machina della prima repubblica Giulio Andreotti, dà alla testa a chi non ha gli strumenti intellettuali per gestirlo, come abbiamo visto anche di recente.

Rodrigo Sorogoyen ci porta dentro a questo ambiente di chiacchiere, discussioni, nomi e alleanze senza spiegarci nulla, ci fa assistere ai rituali di un mondo arcaico e contemporaneo al tempo stesso, la cui sfuggente natura elude l'uomo comune. Lo fa con un film parlato, spesso oscuro, sempre sull'orlo di una crisi di nervi e che, come il suo protagonista (il bravissimo Antonio de la Torre) non si ferma mai, perché chi si ferma è perduto. A tratti stordente e caotico (soprattutto per una colonna sonora techno non poco irritante, ma funzionale alla storia), Il Regno cresce soprattutto nell'ultima ora, e finisce in un silenzio più significativo di tutte le parole dette e le azioni compiute, con la domanda che vorremmo fosse rivolta in diretta da un giornalista a tutti i politici corrotti, che si ritengono, non si sa bene in base a quale privilegio, al di sopra della legge che dovrebbe vincolarne l'operato.

Non deve essere stato facile per il regista gestire un cast e una storia del genere, raccontata spesso con la camera a spalla e con densi piani sequenza (il primo dei quali ne ricorda uno analogo di Brian De Palma), capace anche di rinchiudersi in una camera d'albergo e di mettere due personaggi l'uno di fronte all'altro in un confronto non frenetico ma colmo di tensione. A conti fatti, per la perizia e la maturità dimostrata dagli autori (dietro e davanti la macchina da presa) in un genere che il nostro cinema sembra aver dimenticato, i 7 premi Goya raccolti dal film sono un bottino più che meritato.

Il Regno
Il Trailer Italiano Ufficiale del Film - HD


  • Saggista e critico cinematografico
  • Autrice di Ciak si trema - Guida al cinema horror e Friedkin - Il brivido dell'ambiguità
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