Il Ragazzo che diventerà Re Recensione

Titolo originale: The Kid Who Would Be King

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Il Ragazzo che diventerà Re: recensione del film per ragazzi che racconta il mito di Re Artù ai tempi della Brexit

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Il Ragazzo che diventerà Re: recensione del film per ragazzi che racconta il mito di Re Artù ai tempi della Brexit

Ci si potrebbe legittimamente chiedere perché Excalibur torni proprio adesso, la Roccia che la contiene in un cantiere edile, dopo secoli di assenza. Che poi sarebbe un altro modo per chiedersi perché Joe Cornish torni a raccontare proprio oggi, e proprio in questo modo, il mito di Re Artù.
La risposta il regista inglese la fornisce subito, immediatamente, perché lui è uno che gioca a carte scoperte, e perché il suo film è esattamente quello che mostra e che racconta con le parole e le azioni: what you see is what you get, sotto non ci sono soprese o intenti celati. Una risposta che arriva nell'incipit in animazione (anche qui, una chiara dichiarazione d'intenti sui toni e i riferimenti a venire) quando la voce narrante racconta il mito della Spada nella Roccia, messa lì perché un paese "diviso, smarrito e senza leader" potesse finalmente ritrovarsi grazie a quel Re in eterno che sarebbe stato capace di estrarla.

Se poi consideriamo che Il ragazzo che diventerà Re è cinema d'avventura per ragazzi che guarda esplicitamente al cinema dei primi anni Ottanta, con protagonista un gruppo di ragazzini 12enni che deve salvare il mondo e un mondo adulto quasi del tutto assente (anche a livello simbolico), ecco che appare chiaro come quello di Joe Cornish sia un film che ha una perfetta ricaduta nel mondo in cui viviamo: che s'incastra alla perfezione negli anni della Brexit (il paese diviso, smarrito e senza leader), in un mondo sempre più preda di conflitti e violenze e della tentazione dell'uomo forte, ma in cui le luci della speranza possono essere le Greta Thunberg o i Simone di Torre Maura di turno.
"Il futuro è loro, non nostro", dirà Merlino a Morgana. Perché Cornish, le cose le dice chiaramente, sempre. Magari fin troppo per i grandi, ma in maniera attenta al suo pubblico di riferimento, che sono i più piccoli.

Artù oggi si chiama Alex, ma i suoi cavalieri hanno nomi molto più vicini a quelli arturiani, e la loro avventura guarda a quella dei Goonies come a quella dei protagonisti di Stand By Me (in alcune scene, il personaggio di Bedders cita esplicitamente nei modi e nelle parole il Vern del film di Rob Reiner). Lo sguardo di Cornish è affettuoso e limpido, mai troppo ammiccante né presuntuoso nei riferimenti espliciti o impliciti al cinema del passato. E, nonostante una sforbiciatina qui e lì si sarebbe anche potuta dare, e al netto di alcune ingenuità eccessive anche in un film per ragazzi, Il ragazzo che diventerà Re è una favola che riesce spesso ad andare a segno sul fronte dell'umorismo così come su quello dell'azione, con un uso degli effetti speciali mai esagerato o sfacciato.

Forse non è un film memorabile, quello di Cornish, e non ha l'esplosività anarchica e ruvida dell'esordio di Attack the Block, ma non è privo di intuizioni: come quella del Merlino in doppia versione, che da vecchio ha il volto di Patrick Stewart, e che da giovane, a saper vedere, è chiaramente una parafrasi adolescenziale e analcolica (ma ugualmente stralunata) del Withnail di Richard E. Grant, interpretata da Angus Imrie.
In un mondo diviso, sperduto e senza leader come il nostro, una favola d'evasione per grandi e piccoli fa sempre bene. Nella speranza che il futuro sia davvero dei giovani, e di giovani capaci di rispettare le regole d'oro della cavalleria e avere il coraggio di lottare per migliorare questa nostra terribile eredità che si ritrovano tra le mani, come fanno Alex e i suoi amici.

Il Ragazzo che diventerà Re
Nuovo Trailer Italiano del Film - HD
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Federico Gironi
  • Critico e giornalista cinematografico
  • Programmatore di festival
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