Il potere dei soldi - la recensione del film con Harrison Ford e Gary Oldman

09 settembre 2013
2.5 di 5

Un thriller con Liam Hemsworth

Il potere dei soldi - la recensione del film con Harrison Ford e Gary Oldman

Il giovane Adam Cassidy lavora per le industrie Wyatt, tra le leader del settore elettronico. Con il padre a carico, sogna di riscattarsi da una vita in bolletta, ma una ripicca sul lavoro lo espone a una denuncia da parte del suo potentissimo capo. A sorpresa, Wyatt non vuole sbatterlo in galera, ma ricattarlo e spingerlo a spiare il suo concorrente di sempre, l'ex-mentore Jock Goddard. Innamoratosi anche della bella Emma che lavora per Goddard, circondato dal lusso, Adam riuscirà a sostenere le implicazioni morali del doppio gioco?

Esigere l'originalità da un prodotto hollywoodiano non è una pretesa ridicola nè snob. Va ammesso però che, anche quando questa manca, un'esecuzione a prova di bomba, un cast solido e una sceneggiatura cronometrica garantiscono l'intrattenimento. Purtroppo Il potere dei soldi non affina le sue armi con sufficiente attenzione, e la struttura meccanica prevedibile del racconto (tratta da un romanzo di Joseph Finder) inibisce le buone intenzioni.

Nonostante la produzione abbia affidato a due attori di calibro come Gary Oldman e Harrison Ford il ruolo dei cinici magnati, nonché a Richard Dreyfuss quello di papà Cassidy, i veterani rimangono al margine, lasciando la ribalta al protagonista Liam Hemsworth: bello e prestante, ma con una presenza scenica non proprio da mattatore. La descrizione del suo personaggio e il suo rapporto con la bella Emma (Amber Heard) tradiscono un target adolescenziale, che spinge a focalizzarsi su schematismi vari, una morale telefonata e semplificazioni; sono liquidate anche interessanti sfumature ambigue, che specialmente la recitazione naturalistica di Ford cerca di trovare nel suo personaggio. Dato però il registro elementare del film, Oldman vi si trova molto più a suo agio, con il proprio usuale taglio mefistofelico.

La regia di Robert Luketic (Quel mostro di suocera, 21, La dura verità) confeziona ma non firma: le fenomenologie di cellulari e smartphone, le problematiche inerenti la privacy e la tracciabilità, non riescono mai a sembrare qualcosa di più di un belletto a una vicenda preoccupata di mantenersi classicissima, per non confondere lo spettatore non edotto.




  • Giornalista specializzato in audiovisivi
  • Autore di "La stirpe di Topolino"
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