Il piano di Maggie Recensione

Titolo originale: Maggie's Plan

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Il piano di Maggie - la recensione della commedia newyorkese con Greta Gerwig, Ethan Hawke e Julianne Moore

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Il piano di Maggie - la recensione della commedia newyorkese con Greta Gerwig, Ethan Hawke e Julianne Moore

In trasferta a Manhattan dalle più consuete strade della Brooklyn hipster dei film scritti insieme al compagno Noah Baumbach, Greta Gerwig affida il suo personaggio ormai iconico a Rebecca Miller ne Il piano di Maggie. La sua andatura caracollante, la timidezza goffa pronta al sorriso, sono quelle che l’hanno resa una specie di marchio registrato, la musa indie di inizio secolo. Ovviamente anche qui è una giovane donna in preda all’insicurezza, in difficoltà fra l’accettazione di un presente piuttosto insoddisfacente, almeno dal punto di vista sentimentale, il superamento delle scorie del passato e il coraggio di costruirsi un futuro da donna pienamente adulta e affermata. Intendiamoci, è una buona notizia, visto che sono questi i territori in cui la Gerwig convince, permette l’identificazione totale da parte del pubblico, fino alla tentazione di un abbraccio con buffo sulla guancia. Meglio eviti sfide troppo azzardate per le sue caratteristiche attoriali, come la disastrosa prova in The Humbling, al fianco di Al Pacino.

Rebecca Miller, dopo aver raccontato la cinquantenne Robin Wright in La vita segreta della signora Lee, ci presenta la trentenne Maggie, fiera della sua indipendenza e intenzionata a diventare madre single per inseminazione, grazie all’aiuto di un compagno di college, improbabile produttore di cetrioli in barattolo di origini scandinave, oltre che grande appassionato di hockey su ghiaccio. Una scelta consapevole in linea con il bisogno di controllare al millimetro ogni passo della sua vita, senza bisogno di aiuti esterni. L’effetto collaterale è una certa sperduta solitudine, di cui si rende conto quando si innamora di un antropologo, che come lei insegna in un poco prestigioso college newyorkese. La buona notizia è che si tratta di Ethan Hawke, quella cattiva è che è già sposato, con un’altra accademica dalla brillante carriera come docente alla Columbia University. I due inizieranno a vedersi spesso, visto che il docente in realtà è uno scrittore che cerca di bissare il successo del suo primo libro, e la consulenza di lei gli sembra molto utile. Il fato o l’amore che siano ad averli fatti incontrare, inizieranno una giostra sentimentale, un tira e molla complicato dall’affacciarsi della moglie di lui nel bel mezzo delle oscillazioni dell’uno e dell’altra.

Il piano di Maggie è tutto ambientato in un Greenwich Village che sembra cristallizzato negli anni ’70, non fosse che per i vestiti sbalorditivi indossati dalla Gerwig, declinazioni infinite del sottobosco. La Miller, però, si diverte molto a prendere in giro il mondo intellettuale da cui proviene - lei figlia di Arthur Miller - svelando le patetiche maschere indossate con sempre meno convinzione dai tre protagonisti. La manipolazione è al centro del film, intesa come inevitabile effetto collaterale in un rapporto qualunque, così come la caducità del concetto di talento artistico, spesso dipendente dall’autostima o dall’abbaglio collettivo. L’importante è che ci sia la vita, con la sincerità di chi non pensa troppo a rimarginare le ferite subite e inferte, sembra dirci la Miller, senza mai prendersi troppo sul serio. Inutile pensare a incasellare la proprio vita in schemi precompilati; pianificare è inutile, per fortuna, altrimenti sai che noia.

Sontuose le interpretazioni del terzetto, con una Moore deliziosamente a suo agio nei panni di una insopportabile intellettuale dall’accento scandinavo, per una commedia romantica che gioca con la fluidità dei rapporti di coppia, leggero quando il tema potrebbe essere pesante, senza scadere nel banale.

Il piano di Maggie
Il trailer italiano del film - HD
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