Il diario di Jack - recensione del film con Ben Affleck e Rebecca Romijn

03 luglio 2008

A due anni di distanza dalla sua presentazione in patria, debutta nelle nostre sale Il diario di Jack, film interpretato da Ben Affleck e diretto dal regista del sottovalutato Reign Over Me Mike Binder. Purtroppo però questo film di Binder, nuovo solo da noi, non è all'altezza delle sue opere precedenti.

Il diario di Jack - recensione del film con Ben Affleck e Rebecca Romijn

Il diario di Jack - la recensione

Che la stagione cinematografica sta per arrivare alla sua (stanca?) conclusione lo si capisce quando in sala compaiono prodotto come questo Il diario di Jack, commedia dolceamara realizzata da Mike Binder ben due anni fa. L’ossatura narrativa è quella abusata della crisi d’identità dell’uomo di successo (in questo caso agente dell’establishment hollywodiano), che esplode in vera e propria catastrofe quando la sua bella ed amata moglie gli confessa il tradimento col suo cliente più importante.

Data la trama, le premesse per una commedia acida sul mondo delle star c’erano tutte, ma Binder le spreca immediatamente tutte lasciando intendere fin dalle primissime scene il dichiarato intento di questa pellicola: regalare al protagonista Ben Affleck un ruolo da mattatore in un film “serio”, che ne possa finalmente avvalorare le doti d’attore raffinato e capace di lavorare con i mezzi toni. Purtroppo, l’impresa fallisce: e non tanto perché Affleck si dimostra ancora una volta interprete dalle capacità limitate, ma soprattutto perché la sceneggiatura del lungometraggio sciorina in serie una serie di situazioni abusate che comunque non costruiscono una linea narrativa ben definita. In questo modo Man About Town (questo il titolo originale, stranamente anch’esso incomprensibile rispetto alla materia narrata) si muove secondo molteplici direzioni tra loro non collegate, e propone allo spettatore una serie di spinti lasciati morire senza che possano incidere né sulla storia né sul tono del film.

Anche se con le dovute distinzioni e soprattutto proporzioni, il lavoro di Binder somiglia in qualche strana maniera ad un piccolo gioiello di narrazione aperta e vagamente “sfasata” quale era Wonder Boys di Curtis Hanson. Ma, ripetiamo, stiamo parlando di ben altro lavoro sulle atmosfere e sui personaggi, in poche parole di tutt’altro modo di fare cinema.

Sfilacciato e senza un fulcro drammatico ben preciso, Il diario di Jack rappresenta il primo vero passo falso dell’attore regista Mike Binder, che invece in passato ci aveva regalato due melodrammi acuti e non scontati come Litigi d’amore e Reign Over Me. Evidentemente questo lungometraggio soffre del fatto di essere un’operazione eccessivamente programmatica, quella cioè di regalare al suo protagonista una parte da attore di razza; sembra che per stare dietro a questa esigenza si siano tralasciati fattori invece non trascurabili come magari un’idea precisa di messa in scena, o ancor prima una sceneggiatura efficace.



  • Critico cinematografico
  • Corrispondente dagli Stati Uniti
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