Il cammino per Santiago – la recensione del film diretto da Emilio Estevez

28 giugno 2012
5

Martin Sheen è diretto dal figlio nel percorso di elaborazione di un lutto


Uno dei concetti sempre più difficile da delineare nel cinema americano è quello di cinema indipendente. Bisogna considerare il budget del film o un presunto stile magari codificato “sundance style”? Forse potremmo invece analizzare quanto un autore riesce ad esprimere un proprio stile, formale e contenutistico, in maniera talmente personale da essere riconoscibile, nel bene e nel male.
La visione del nuovo film di Emilio Estevez fa venire in mente queste considerazioni con il suo approccio così sincero, un cinema di umanità intimamente connesse, che siano nel contesto pubblico della politica come in Bobby o nel rapporto padre e figlio interrotto da tempo e che paradossalmente solo la morte riuscirà a rendere pieno e compiuto de Il cammino per Santiago, terza collaborazione, su quattro regie, con il padre Martin Sheen.

Sì perché parliamo di uno più puri esempi di clan famigliare ancora attivo ad Hollywood. Così come i Coppola gli Sheen/Estevez anche nel loro lavoro pongono una grande attenzione alla famiglia. Martin Sheen qui è protagonista assoluto, quasi ogni fotogramma o primo piano lo vede presente nei panni di unoculista di successo che interrompe la sua quieta e agiata vita in California per andare a riprendere il corpo del figlio ribelle morto per un incidente in montagna durante un viaggio in giro per il mondo che lo aveva portato ad iniziare il cammino di Santiago. Il pellegrinaggio per eccellenza, con una storia millenaria, lungo 900 km, che nei secoli è passato da una esclusiva valenza cattolica a rito di espiazione e purificazione ormai trasversale, che unisce slanci religiosi con volontà di rinascita personale quando non sfumature hippie.

Nato come tentativo disperato di un padre di conoscere meglio il figlio completando quel cammino che lui aveva solo appena iniziato, quindi viaggio personale, solitario, di elaborazione di un lutto, si scontra contro l’inevitabile pulsione, prima respinta, poi accettata suo malgrado, alla socialità. Un olandese, una canadese e uno scrittore in crisi creativa diventeranno i suoi compagni di viaggio. In questo il padre arroccato nei suoi privilegi e nel suo isolamento sui green della California sembra molto l’America, poco curiosa dell’altro distante un oceano e molto dell’altro che arriva in casa. Il mondo per Martin Sheen assumerà contorni più delineati, riconoscibili, così come il figlio che gli apparirà letteralmente lungo la strada quasi a suggerirgli un altro modo di vivere e concepire la vita.

Un po’ forzato nel cercare un accomodante sincretismo religioso e spirituale Il cammino di Santiago è certamente imperfetto, qualche volta inciampa nel folklore e nello stereotipo e qua e là la retorica prende il sopravvento, ma si fa ben volere. Un oggetto particolare, poco etichettabile, lontano dai ritmi consolidati e più o meno frenetici del cinema contemporaneo, così come il Cammino lo è dalla vita metropolitana.



  • critico e giornalista cinematografico
  • intervistatore seriale non pentito
Suggerisci una correzione per la recensione
Palinsesto di tutti i film in programmazione attualmente nei cinema, con informazioni, orari e sale.
Trova i migliori Film e Serie TV disponibili sulle principali piattaforme di streaming legale.
I Programmi in tv ora in diretta, la guida completa di tutti i canali televisi del palinsesto.
Piattaforme Streaming
lascia un commento