Il 6° giorno

Titolo originale: The Sixth Day

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Negli Stati Uniti in un futuro non molto lontano, Adam Gibson conduce la sua regolare vita di ex pilota di caccia pluridecorato, e vive in una villetta con moglie e figlia piccola. Poiché la bambina è rimasta molto male per la morte del cane, la moglie incoraggia Adam ad andare a prenotare un Re-Pet, ossia un clone dell'animaletto, operazione ormai del tutto normale e diffusa. Adam esce, ma non è convinto e, all'ultimo, sceglie una bambola parlante, anch'essa clonata. Torna a casa e si accorge con sorpresa di essere stato sostituito da un altro Adam. Cerca di reagire ma alcuni sicari lo aggrediscono e tentano di ucciderlo. Adam si mette in salvo e scopre che quegli uomini sono al servizio del miliardario Drucker e che con questi lavora il prof. Weir, esercitando la pratica illegale della clonazione umana. Weir ha la moglie morente e non può aiutare Adam. Le cose si complicano quando si scopre che il vero Druker è stato ucciso da un integralista anticlonazione e quello che si vede è un suo clone. Dopo che moglie e figlia di Adam sono stati rapiti, Griffin dice a Druker che non vuole più continuare su quella strada. Mentre si cerca di capire a quale generazione appartiene il clone, Adam 'vero' si scopre clone. Allora infuriato spara a raffica verso la macchina che prepara i cloni, e così elimina Drucker e un suo clone già pronto. Tutto sembra finito, Ma i due Adam, ancora vivi, vanno via insieme. Uno torna a casa, l'altro si allontana sul mare.



CRITICA DI IL 6° GIORNO:

"Arricchito da alcune trovate (chi è il clone e chi il prototipo?) e orchestrato con buon mestiere, 'Il sesto giorno' è uno spettacolo di routine che si fa vedere senza guardare l'orologio. A patto di non prenderlo troppo sul serio". (Alessandra Levantesi, 'La Stampa', 28 gennaio 2001) "Poiché la produzione non ha badato a spese, le visioni del futuro sono degne di nota; la produzione è accurata; incluso il primo esempio, a memoria di cinefilo, di 'dissolvenze' realizzate con immagini sintetiche. Spari e inseguimenti, invece, sembrano clonati da tanti altri film. La dose di violenza è massiccia; ma con l'alibi, questa volta, che i morti ammazzati sono dei cloni". (Roberto Nepoti, 'la Repubblica, 28 gennaio 2001) "Difficile dire se sia più pedestre lo script o la regia di Roger Spottiswoode. Molte le trovatine (specchi col televideo, fidanzate 'virtuali' ma non virtuose, bambole a cui crescono capelli veri, etc.). E una battuta da citare: 'Mi hanno ammazzato un mucchio di volte e sai cosa mi secca? Non ho mai visto una luce bianca, l'ala di un angelo, niente di niente' ." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 26 gennaio 2001).

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