I'm Your Woman: recensione del film con Rachel Brosnahan

10 dicembre 2020
3 di 5

Disponibile in streaming su Amazon Prime Video dall'11 dicembre un noir ambientato negli anni Settanta ma dallo sguardo chiaramente contemporaneo sulla sua vicenda di empowerment femminile. La recensione di Federico Gironi.

I'm Your Woman: recensione del film con Rachel Brosnahan

Mollemente adagiata su una sdraio in giardino, una vestaglia rosa addosso e grandi occhiali da sole che ne mascherano gli enormi occhioni azzurri, sigaretta in bocca e drink alla mano, la Jean di Rachel Brosnahan ha il look stereotipato di certe trophy wives degli anni Sessanta e Settanta. Ce l’ha, anche perché in fondo lo è: come lei stessa racconta in quelle prime immagini del film, in voice over, è la moglie senza figli di un uomo che esce ogni giorno per andare a lavorare, e la lascia sola. E poi, negli anni Settanta, ci siamo davvero, in I’m Your Woman.
Poi all’improvviso il marito di Jean, Eddie, torna a casa, e in braccio ha un neonato, e dice a Jean “questo è nostro figlio”, e Jean, dopo un breve attimo di perplessità, accetta la cosa come naturale, mentre noi capiamo in fretta che Eddie deve fare un lavoro un po’ speciale, forse, e che Jean è una di quelle mogli alle quali veniva insegnato di non fare troppe domande e di godersi la bella vita garantita dai soldi che il marito portava a casa. E che, non dovendosi occupare mai di nulla, beh: erano un po’ inette in vari settori della vita quotidiana.

Peccato che, all’improvviso, di notte, arriva qualcuno e dice a Jean che Eddie è nei guai, e lei deve darsela a gambe da quella casa, portare via il bambino, quel bambino con cui deve ancora imparare ad avere a che fare trovare un nascondiglio e non parlare con nessuno.
E così comincia l’Odissea di Jean, tra fughe, cambi di casa, irruzioni notturne, morti ammazzati, nuove fughe, incontri inquietanti, e rivelazioni improvvise. Una Jean che, improvvisamente, dovrà vedersela col mondo: e che mondo, perché Eddie non era il piccolo ladruncolo che forse Jean credeva fosse, un gangster invischiato in giri loschi e pericolosi, dei quali non sapeva nulla, e dei quali verrà a sapere anche grazie a Cal, amico di Eddie che è il suo unico appoggio, il suo unico appiglio in quella deriva così frenetica e spaventosa.

L’intuizione di Julia Hart, che ha diretto il film, e di Jordan Horowitz, che con lei l’ha sceneggiato, è chiara e anche buona: quella di prendere una trama classica del noir (il gangster che deve sparire perché ha pestato i piedi a qualcuno, che lo vuole morto a ogni costo) e declinarla dal punto di vista del personaggio storicamente laterale, quello della pupa del gangster ignara di tutto. Un personaggio che qui, invece, diventa protagonista assoluto (Eddie lo vedremo in un paio di scene nei primissimi minuti del film, e poi svanirà per noi così come svanisce per Jean) e che da donna che non doveva sapere, e nemmeno guidare, figuriamoci saper cucinare un uovo o accudire un bambino, deve scoprire e farci scoprire, man mano che il film procede, la verità sulle cose, e deve imparare a farne tante altre. Anche di quelle che normalmente non si dovrebbero imparare, tipo sparare con una pistola.
L’estetica, quindi, sarà anche tutta seventies, e molto curata, ma lo sguardo sulla condizione femminile - sull’empowerment, come usa dire oggi - è tutto contemporaneo. E sorge il sospetto che anche il fatto che ad aiutare Jean sia un afroamericano, e la sua famiglia tutta afroamericana, sia qualcosa che strizza l’occhio alla realtà di oggi.

Se il tema, per così dire, non rende necessariamente e automaticamente I’mYour Woman migliore di quel che è realmente, c’è da dire che nemmeno lo rende peggiore, e che l’attenzione di Hart e Horowitz non è solo su una protagonista che comunque non mollano mai, nemmeno per un istante, e su quello che rappresenta, ma tutto sommato va anche alla trama noir, alla cura della messa in scena, a qualche dettaglio di scrittura.
Poi certo, al centro di tutto c’è Rachel Brosnahan, che produce anche, e che tiene tutto insieme e tutto in piedi, da brava attrice qual è, e quale aveva dimostrato essere, a tutto il mondo, con La fantastica signora Maisel.
In molti hanno voluto leggere nella scelta di recitare il ruolo di Jean in questo film la voglia, da parte di Rachel Brosnahan, di sfuggire alla tipizzazione che il successo di quella serie divertentissima e riuscitissima porta con sé come rischio. Di portare al cinema - o in streaming, su Amazon Prime Video, come in questo caso - da protagonista, un personaggio apparentemente all’opposto di quello.
Eppure, a ben vedere, anche Midge Maisel è una che affronta tutto quello che affronta, nella serie di Amy Sherman-Palladino, proprio in seguito a quella parziale sparizione del marito che è l’abbandono del tetto coniugale per andare a vivere con la segretaria, e proprio come Jean anche Midge, bella, giovane, benestante e inesperta moglie degli anni Sessanta, deve imparare a cavarsela da sola, a smettere i panni della moglie (al seguito) per indossare quelli della donna capace di affrontare la vita da sola, e con le sue capacità.
A ben vedere, allora, Jean e Midge sono due facce della stessa medaglia: quella medaglia che andrebbe appuntata sul petto di Rachel Brosnahan.

I'm Your Woman
Il Trailer Ufficiale del Film - HD


  • Critico e giornalista cinematografico
  • Programmatore di festival
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