Hysteria - la recensione del film di Tanya Wexler

21 febbraio 2012
2.5 di 5

Intimamente britannico, nello stile, nei ritmi e nei toni della scrittura - e soprattutto per la pudicizia tra l'elegante e il rigido con cui tratta i temi del sesso - Hysteria non ha alcuna velleità provocatoria o eversiva



Sono in pochi a sapere che il vibratore fu inventato quasi per caso da un giovane medico londinese che, verso la fine dell'Ottocento, curava "manualmente" donne benestanti e insoddisfatte che si supponevano affette da isteria uterina e da un suo ricco amico appassionato della neonata scienza elettrica. Ora, con l'Hysteria diretto dall'americana Tanya Wexler, questa storia diverrà di pubblico dominio.
Rimarranno delusi però coloro che sperano nei risvolti più pruriginosi che uno spunto del genere potrebbe garantire, visto che la sua reale declinazione va tutta nella direzione del pamphlet femminista da un lato e della più tradizionale commedia romantica dall'altro.

Intimamente britannico, nello stile, nei ritmi e nei toni della scrittura - e soprattutto per la pudicizia tra l'elegante e il rigido con cui tratta i temi del sesso -
Hysteria non ha alcuna velleità provocatoria o eversiva, limitandosi a strizzare l'occhio allo spettatore con battute e situazioni che non rischiano di turbare nemmeno gli spettatori più giovani.
Perché è sintomatico come il personaggio realmente centrale del film, quello interpretato da una sempre brava Maggie Gyllenhaal, non abbia nulla a che fare con gli aspetti erotici che porteranno all'ideazione del più venduto sex toy di sempre.
Invece, la sua Charlotte è una suffragetta in conflitto con il padre conservatore e snob, è l’elemento (in più di un senso) imprevedibile che confonderà il giovane dottore che ha il volto di Hugh Dancy, fino a fargli scoprire di aver messo inizialmente gli occhi sulla sorella sbagliata, e di aver perso dietro al denaro e alla fama quel senso missionario della sua professione che racconta l’incipit del film.
In lei si sintetizzano quindi le ambizioni di ritratto socio-politico, così come la voglia di normalizzare la presunta anticonvenzionalità del tema centrale sfumandolo nei canoni di un genere rassicurante.

Fortemente appoggiato sulla recitazione dei suoi interpreti (e, in questo senso,
Jonathan Pryce e Rupert Everett sono delle garanzie) e sulla scrittura di Stephen e Jonah Lisa Dyer, Hysteria fa a tratti sorridere e conta nel complesso su un ritmo abbastanza vivace. Ma, oltre a dare l'impressione di ripetersi un po' per supplire alla mancanza di sufficiente sostanza, non riesce mai a uscire dai binari di una pur corretta retorica di genere né a raggiungere il climax. Risultando, alla fin fine, gradevole ma leggermente incolore e sbiadito, come la sua fotografia.



  • Critico e giornalista cinematografico
  • Programmatore di festival
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