High Flying Bird: la recensione del film di Steven Soderbergh disponibile in streaming su Netflix

19 febbraio 2019
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Raccontando le vicende di un agente e di un giocatore durante un lockout NBA, il regista americano si conferma uno dei più interessanti e avanguardisti autori della sua generazione.

High Flying Bird: la recensione del film di Steven Soderbergh disponibile in streaming su Netflix

Le immagini riprese da Steven Soderbergh con l’iPhone sono nitidissime e contrastate, piene di luce. Lontanissime da quelle ombrose e malsane di Unsane, realizzato però con lo stesso device.
Immagini digitali che, con la loro freddezza, ricalcano quella delle superfici che costellano inquadrature e ambienti del film: uffici, grattacieli, campi lucidissimi, automobili immacolate; vetri, acciaio, parquet, attraverso i quali si muovono però personaggi che però di freddo e artificiale non hanno nulla.

Siamo dentro una crisi e già dal primo, serratissimo dialogo che apre High Flying Bird - quello tra l'agente Ray Burke di un bravissimo André Holland e il suo giocatore Erick Scott, interpretato da Melvin Gregg - Soderbergh lo racconta e lo mette in chiaro.
E, allo stesso tempo, è chiaro che quella crisi è destinata a trasformarsi in opportunità, mentre Ray consegna a Erick una busta di carta marrone con dentro una fantomatica “Bibbia” che cambierà per sempre l’atteggiamento del giocatore verso il basket e la vita. Una busta da aprire in un momento speciale, e che sarà molto più di un semplice McGuffin.

La sceneggiatura è serratissima, gli schemi precisi.
Il film procede incessante di dialogo in dialogo, mentre il lockout prosegue e Ray tenta di scardinarlo - e forse perfino superarlo - con una mossa da giocatore d’azzardo incallito, con uno scarto da vero visionario.
Il capitalismo, lo sport tramutato in business, le nuove tecnologie digitali (e allora Netflix forse non è nemmeno un caso); e sopra a tutto, sotto a tutto, la questione razziale.
Perché quando si tratta di potere e di capitale, incarnati da dirigenze sportive e aziendali bianche, e di forza lavoro nera, è facile fare due più due. E lo schiavismo non è tirato in ballo né a caso, né gratuitamente.

Meno facile è farlo con l’agilità e la consapevolezza di Soderbergh, uno che anche quando parla di cose serie riesce sempre a non prendersi mai troppo sul serio, e riesce sempre a raccontare le sue storie con un’ironia sorniona che, qui, è tutta messa dentro la testa svelta e la lingua affilata di Ray.
Ray, in lotta contro il Sistema dentro al Sistema, ma mai solo per sé stesso, e mai contro la bellezza: quella che mette assieme la sua ex assistente Sam (Zazie Beetz) e Erick.
Lotta, vince, e regala consapevolezze col sorriso sulle labbra.
Quello che sembra d'immaginare, quasi di vedere, sulle labbra di Soderbergh.

High Flying Bird
Trailer Ufficiale del Film - HD


  • Critico e giornalista cinematografico
  • Programmatore di festival
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