Grotto - la recensione del film per bambini premiato a Giffoni

20 aprile 2016
2.5 di 5
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Pensato per un pubblico dai 6 ai 12 anni, l'opera prima di Micol Pallucca è un interessante e coraggioso esperimento di un cinema che in Italia non si fa mai.

Grotto - la recensione del film per bambini premiato a Giffoni

Tre amici sfidano un compagno di scuola secchione che vuole entrare nel loro gruppo a una prova di coraggio: prendere un teschio custodito in una teca all'interno di una chiesa abbandonata. Ma il pavimento sconnesso cede e il ragazzo cade di sotto. Gli altri lo raggiungeranno, grazie alla sorella di uno di loro che lo ha seguito. Insieme dovranno imparare a conoscersi davvero e a restare uniti per trovare la via d'uscita dal magico mondo di grotte sotterranee in cui sono precipitati. Ad aiutarli sarà un altro "bambino", Grotto, una piccola stalagmite vivente, felice di avere dei compagni di gioco.

In concorso a Giffoni, Grotto ha vinto nella sezione Elements +6 , votato da una giuria di ragazzini, risultato importante per un film che la sua regista esordiente, Micol Pallucca, ha realizzato totalmente in proprio (qui la nostra intervista) e che ha come merito principale l'aver tentato quello che il nostro cinema non ha praticamente mai fatto: la creazione di un prodotto diretto esplicitamente a un pubblico tra i 6 e i 12 anni, che – a quanto abbiamo potuto vedere anche dalla proiezione a cui abbiamo assistito – partecipa e si diverte alle avventure dei protagonisti. Estremamente curato negli aspetti tecnici (agli effetti digitali della creatura c'è Chromatica, una garanzia nel settore) e girato in 3D stereoscopico, è più debole sul piano del ritmo: la storia risente qua e là di una mancanza di avvenimenti che viene compensata dalla magia della location e dalle schermaglie tra i giovani attori, fortunatamente ben scelti e ben diretti.

Se in America per un prodotto analogo la regola è quella di riempire tutta la durata del film di gag, battute e colpi di scena, perché l'azione deve essere sempre frenetica e la tensione non deve mai scendere sotto un certo livello, qua ci si concentra maggiormente sulle dinamiche tra i protagonisti. E' ovvio che, per budget e ambizioni, non è un film neanche lontanamente paragonabile a quelli a cui cui più o meno inconsciamente si rifà: è impossibile infatti vedendolo non pensare a Goonies o a Explorers o in generale a tutti i kids adventure degli anni Ottanta, le cui storie e immagini sono impresse nella nostra memoria come sicuramente in quella dell'autrice. E c'è anche un eco delle Avventure di Tom Sawyer.

Ma Grotto non è made in Hollywood: è una piccola produzione autoctona meno spettacolare ma con il merito di non fare dei suoi ragazzini degli adulti in miniatura e di sfruttare interamente – e bene – un luogo inedito e straordinario come le grotte di Frasassi (bravissimo il direttore della fotografia, l'esperto Maxime Alexandre, che ha saputo valorizzarle al meglio nonostante la complicata logistica). A compensare i vuoti della sceneggiatura e i cali di ritmo arriva nei momenti giusti Grotto, buffa creatura in CGI con le espressioni e le reazioni tipiche di un bambino piccolo, il cui modo di muoversi e di parlare farà certo la gioia degli spettatori suoi coetanei.

Certo, come tutte le storie di crescita ambientate durante la preadolescenza, sappiamo anche qua già prima di vederlo cosa scopriranno questi futuri adulti su di sé e sugli amici con cui fino a poco tempo prima giocavano spensieratamente. Ciò nonostante è comunque un piacere vederlo accadere, così come lo è assistere al tenero momento romantico da commedia sofisticata tra il duro Aldo e la chiacchierona Chiara, che i due giovani protagonisti interpretano con una disinvoltura degna di attori di cui sono sicuramente inconsapevoli. Suggestivo (e metaforico) anche il finale aperto, che dalla luce iniziale dopo il passaggio nel buio riporta i protagonisti al giorno, dove tutto sembra uguale ma forse è completamente cambiato e la storia appena finita potrebbe non essere mai accaduta oppure ricominciare da capo, come certe fasi della vita.



  • Saggista traduttrice e critico cinematografico
  • Autrice di Ciak si trema - Guida al cinema horror e Friedkin - Il brivido dell'ambiguità
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