Gorbaciof - la recensione del film con Toni Servillo

12 ottobre 2010
2.5 di 5
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Il protagonista del film di Stefano Incerti ha un nome e un cognome. Si chiama Mariano Pacileo. Ma dentro il film, nella sua realtà, praticamente tutti lo chiamano Gorbaciof, per via della voglia che ha in fronte, tanto simile a quella dell’uomo della perestrojka e della glasnost. Va da sé che nulla di Mariano Pacileo, se non appunto ...

Gorbaciof - la recensione del film con Toni Servillo

Gorbaciof - la recensione

Il protagonista del film di Stefano Incerti ha un nome e un cognome. Si chiama Mariano Pacileo. Ma dentro il film, nella sua realtà, tutti lo chiamano Gorbaciof, per via della voglia che ha in fronte, tanto simile a quella dell’uomo della perestrojka e della glasnost. Va da sé che nulla di Mariano Pacileo, se non appunto la mera apparenza, può ricordare Mikhail Gorbaciov.

Allo stesso modo, che Gorbaciof porti impressi sulla sua superficie narrativa dei marchi riconducibili a film come Gomorra, Le conseguenze dell’amore, in parte Heat, Carlito’s Way, persino Pulp Fiction in una citazione finale tanto esplicita quanto stonata, non significa che Stefano Incerti voglia catturare e riproporre la vera essenza di quei titoli, né tantomeno farne proprie le qualità. Perché i riferimenti, le analogie e gli omaggi sono di facciata, incapaci di toccare una sostanza che Incerti vorrebbe invece personale a partire da una forma nervosa e sicuramente, a suo modo, di ruvida eleganza ed efficacia.

Eppure, come spesso accade, la forma diventa spesso sostanza. Perché se è vero che nel film si parla di un sottobosco napoletano oramai “globalizzato”, lo è altrettanto che (non) è solo perché alcuni dei protagonisti sono cinesi che, guardando Gorbaciof, vengono alla mente anche alcune situazioni di certo noir asiatico contemporaneo. E (non) è solo perché c'è Servillo che si citano titoli come quelli di Garrone o Sorrentino. E accade anche che un film che sceglie di prendere il titolo dal soprannome del suo protagonista finisca con l’identificarsi quasi interamente con la performance fisica (quindi formale e sostanziale al tempo stesso) dell’attore.

Toni Servillo è Gorbaciof, e Gorbaciof è Toni Servillo, nel suo silente sproloquio di pose e di smorfie come nemmeno il De Niro più recente. La sua presenza, il suo costante movimento è motore di tutte le vicende, e finisce col diventarne il senso unico e ultimo. Perché non è pensabile che Incerti sia stato così ingenuo da credere che il centro del suo film sia davvero, e semplicemente, l'ennesima storia di discesa agli inferi di un uomo che porta stampata in fronte, come una voglia, la condanna ad una fine drammatica e scontata.
E noi ci ritroviamo quindi, obbligati, a fissare la voglia-Servillo, riducendo il corpo-film di Gorbaciof a qualcosa di alieno e impersonale.



  • Critico e giornalista cinematografico
  • Programmatore di festival
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