Gloria!: la recensione del film di Margherita Vicario in concorso al Festival di Berlino

21 febbraio 2024
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La cantante e musicista esordisce alla regia (di un lungo) con un film sorprendente e vitale, che porta avanti con allegria e musica trascinanti le sue giuste istanze femminili e femministe. Ecco la recensione di Gloria! di Federico Gironi.

Gloria!: la recensione del film di Margherita Vicario in concorso al Festival di Berlino

Gloria! inizia, e subito ci viene spiegato dove e quando siamo: in un orfanotrofio femminile, alle porte di Venezia, nel 1800. Subito, ci viene reso evidente che la protagonista del film si chiama Teresa, è quella che ai tempi si chiamava una serva, che è muta (o così pare) e che ama i bambini.
E e che ha un orecchio straordinario per la musica. Un orecchio che le permette di tramutare in musica qualunque cosa.
E allora, se pure qualcuno si fosse fugacemente spaventato all’idea di star per vedere la storia dickensiana di una servetta di un orfanotrofio femminile alle porte di Venezia nel 1800 - qualcosa che pure in parte Gloria! è: ma Gloria! è tante cose, tutte assieme, tutte fatte molto bene - ecco che subito Margherita Vicario mette in chiaro come stanno le cose, con una sequenza in cui colpi di ramazza, passate di straccio e tante altre attività domestiche che si svolgono allo stesso tempo nel cortile dell’istituto, diventano un vero e proprio concerto, se ascoltato con le orecchie di Teresa.
In quell’orfanotrofio ci sono poi Lucia, Bettina, Marietta e Prudenza, quattro ragazze legatissime tra loro - si considerano sorelle - che sognano una vita migliore e che, intanto, vengono educate allo studio e all'esecuzione della musica sotto la ruvida guida di Don Perlina, il prete che non solo guida l’istituto, ma che è anche un rinomato compositore. Con qualche segreto nel cassetto.

Una notte, chissà da dove, all’istituto arriva un pianoforte, che Perlina nasconde in uno scantinato ma che viene scoperto prima da Teresa, e poi da Lucia e da tutte le altre, attratte in quel luogo dalla musica che, ogni notte, la ragazza esegue facendo volare le dita sulla tastiera.
Lucia e le sue amiche saranno anche orfane, ma Teresa è pur sempre una serva, e all’inizio la guardano con superiorità. Poi scatta una rivalità musicale dettata dall’orgoglio. Ma alla fine, ipnotizzate da un talento musicale innato e anarchico, tra una nota e l’altra, nascerà una vera amicizia.
Il tutto all’insaputa di Perlina, che sta lottando contro una drammatica mancanza d’ispirazione e che è sempre più alle strette in vista di un concerto che gli è stato commissionato e che dovrà eseguire con le sue ragazze alla presenza di Sua Santità Pio VII, papa appena eletto.

A questo punto dovrebbe essere già chiaro che, oltre che a una vicenda dickensiana (resa ancora più evidente dal fatto che Teresa ha avuto un bambino che le è stato tolto, e che guarda da lontano; e ci sono anche echi austeniani in parte della trama che riguarda la Lucia di Carlotta Gamba), Gloria! è un film che racconta una storia di sorellanza femminile. Una storia addirittura femminista, nei modi in cui si sviluppa e in cui si conclude, e che tutto questo ha un legame stretto e inscindibile con la musica.
Perché modo suo il film di Margherita Vicario è (anche, quasi) un musical, un musical alla Jeannette, che ha il coraggio e la visionarietà di mescolare suggestioni pop a una struttura tradizionale.
Raccontato e fotografato con uno stile classico e chiare suggestioni pittoriche, quasi a voler evocare modelli come il Barry Lindon di Kubrick, se mi passare un termine di paragone estremo, o magari La favorita di Lanthimos, Gloria! fa con la musica - con la musica “da strega” di Teresa, che fa saltellare le dita sulla tastiera come grilli, producendo sonorità tra il jazz, il blues e il pop, in anticipo sui tempi di più di un secolo - quello che Sofia Coppola aveva fatto con le All Star nel suo Marie Antoinette.

Al suo primo film (c’è un suo corto del 2011, ma questo è l’esordio nel lungo) Margherita Vicario fa qualcosa che nel cinema italiano è quasi inedito.
Forse altri ci hanno provato, ma non con la stessa convinzione, non con la stessa radicalità. Non con la stessa gioiosa e vitale leggerezza.
E questa sua leggerezza, questa sua gioia, oltre che la capacità di mantenere sempre un equilibrio difficile, è la vera grande conquista di un film che si chiude in maniera trascinante (e un po' commovente) con un concerto irriverente e anarchico e liberatorio, quasi fosse l’equivalente del ballo finale di Footloose, con la differenza che qui non è solo la gioventù, a essere celebrata, ma il femminile e il femminismo, con una rivincita mai rabbiosa o rancorosa, ma sempre solare e col sorriso sulle labbra, contro secoli di oppressioni maschili.
Per alcuni non varrà il celebratissimo Povere Creature!, questo Gloria!, ma a accomunare i due film, oltre al punto esclamativo, c’è proprio questa gioia incontenibile nell’abbracciare il proprio essere, e i propri diritti.

Con questo film, Margherita Vicario si impone all’attenzione di tutti come un nome da tenere d’occhio, nel panorama cinematografico nostrano. Come qualcuno che ha la voglia e il talento per svecchiare un po’ alcune forme, alcune mentalità, alcuni meccanismi.
E si dimostra anche una regista in grado di scegliere e dirigere con attenzione i suoi attori e le sue attrici. Galatea Bellugi, Carlotta Gamba, Veronica Lucchesi (aka La Rappresentante di Lista), Maria Vittoria Dallasta e Sara Mafodda sono tutte brave, ma speriamo di non essere accusato di maschilismo se dico che è stato un enorme piacere trovare l’amato Paolo Rossi, in ottima forma, nei panni di Perlina, uomo e prete umanamente più che discutibile al quale però Rossi e il copione regalano anche una commovente umanità.
Rossi, ma anche Natalino Balasso. Due attori comici, in performance drammatiche, a raccontare il lato (involontariamente) comico, anzi ridicolo, del potere e del maschio, mentre la quieta anarchia di Elio ben si sposa al suo essere spalla affettuosa di queste irresistibili ragazze.



  • Critico e giornalista cinematografico
  • Programmatore di festival
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