Giulietta degli spiriti

Titolo originale: Giulietta degli spiriti

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Giulietta degli spiriti è un film di genere drammatico del 1965, diretto da Federico Fellini, con Giulietta Masina e Sandra Milo. Durata 120 minuti. Distribuito da CINERIZ - DOMOVIDEO, MONDADORI VIDEO, MULTIGRAM.


TRAMA GIULIETTA DEGLI SPIRITI:

Con alcuni amici Giulietta e Giorgio festeggiano l'anniversario del matrimonio. Ma il loro legame non è più saldo. Giorgio cela, dietro una cortesia distratta, l'illusione di un nuovo amore. Giulietta ne ha la dolorosa convinzione e sente tutto il suo mondo entrare in crisi. Spera tacitamente in un soccorso preternaturale partecipando a sedute spiritiche e interrogando un veggente indiano; non riuscirà ad avere più nitida la sensazione del suo smarrimento. Il consiglio della imperturbabile madre la porta ad un ulteriore esperienza, particolarmente umiliante: Giorgio è seguito, spiato da investigatori che forniscono a Giulietta le prove irrefutabili del tradimento.

CRITICA DI GIULIETTA DEGLI SPIRITI:

"La vena del film è barocca, ridondante, perfino congestionata: in alcuni parti, come nella festa di Susy, ci induce addirittura un vago senso di nausea. E' facile ammirare la continua ricarica delle invenzioni, la capacità di creare un universo assurdo (...). E' altrettanto facile rilevare, a tratti, una certa opacità che prende sopravvento (...). Il sentimento di chi a metà di un viaggio perde fiducia nel raggiungimento della meta". (Tullio Kezich, "Panorama", 30 ottobre 1965)."Una bellezza turgida e un po' ambigua, un sovrabbondare di immagini corposamente deliranti, un riverbero di manichini, spiriti, donne impennacchiate, bimbi; con le inquadrature mirabilmente affastellate di corpi e d'ombre. Fellini, liberato ormai dalle preoccupazioni ironico-realistiche degli esordi, si abbandona qui del tutto ai suoi istinti più profondi, che la maturità ha rivelato senza più inibizioni, così come gli spiriti rivelano a Giulietta 'liberata' le sue paure, i suoi fragili legami che un tempo le parevano così importanti, decisivi. Ecco il senso panico della natura in Fellini, la sua visione del mondo ironico-paganeggiante. Il suo amore per il gioco incontrollabile della memoria perduto verso le caligini magiche dell'infanzia, inteso tuttavia ad una religiosità disarmata e disponibile". (Claudio G. Fava, "Le camere di Lafayette" in "La Rassegna Editrice", Roma, 1974)."Non c'è da stupirsi se la povertà e il manicheismo di questa mitologia si gonfiano e dilatano in turgore liberty, dissipazione floreale, contaminazione viziosa di immagini oniriche, gusto incontrollato della deformazione che neutralizza e annulla la cattiveria dell'osservazione critica della società e del costume. Così, questo compiacimento (del resto così educato e accattivante!) dell'abnorme e del mostruoso (che, malgrado i tanti discorsi su un colore che ha ben poco d'inconsueto e di peregrino, non aggiunge nulla a quanto Fellini aveva già detto ne 'La dolce vita' e in '8 ½') si compone, è vero, come qualcuno ha scritto, in una sorta di 'catalogo illustrato dell'universo felliniano', ma un catalogo, si deve aggiungere, tirato a lucido con gelida impeccabilità, dove la stessa immaginazione del regista, in altre occasioni fluida e mobilissima sembra raggrumarsi e ristagnare.Per tale via, comunque, nessuna liberazione è possibile. Quando nel finale Giulietta disubbidisce per la prima volta alla madre e apre quella porta dietro la quale c'è la bambina di sempre, legata sulla graticola delle suore o schiacciata dalle ossessioni e dagli inganni del matriarcato, del matrimonio e del sesso, e si attua per una via tutta irriflessa e stupefatta la «rimozione» dei complessi, lo spettatore avverte che il regista declama una liberazione che non è stata sofferta e non cresciuta nel personaggio, ma sempre al di fuori, in un universo astratto e mitizzato." (Aurelio Ferrero, "Mondo Nuovo", 14 novembre 1965)."Un film importante, soprattutto per il fatto che, anche figurativamente, è tutto visto dall'occhio deformante della sua protagonista, un film in cui il colore, studiato in ogni sfumatura e in ogni significato, ci ha proposto quanto di meglio il cinema ci aveva forse mai dato in questo campo, ma un film con troppi simboli, con troppa psicanalisi e, soprattutto da un punto di vista stilistico, troppo sopraffatto in più momenti dai temi e dai vizi che intendeva criticare. E la vera Giulietta? Incaricata di dare al suo personaggio la sola misura 'reale' del film, Giulietta Masina si è tenuta ad una recitazione sobria e interiore, quieta e tranquilla, volutamente lontana da ogni 'effetto'; Mario Pisu è stato, con la dovuta fatuità, il marito tutto bugie e sotterfugi, Sandra Milo ha colorito, con sensuale malizia, tutte le raffigurazioni della voluttà che è stata chiamata a incarnare. Caterina Boratto è la madre bella e smaltata, Sylva Koscina la sorella frivola e vaporosa, Luisa Della Noce quella autoritaria; Valentina Cortese è l'intellettuale sofisticata: tutta sapienti miago

CURIOSITÀ SU GIULIETTA DEGLI SPIRITI:

- NASTRO D'ARGENTO PER MIGLIOR ATTRICE NON PROTAGONISTA (SANDRA MILO), PER LA MIGLIOR FOTOGRAFIA, SCENOGRAFIA E COSTUMI.- PREMIO DAVID DI DONATELLO 1966 A GIULIETTA MASINA COME MIGLIORE ATTRICE.

SOGGETTO:

da un'idea di Federico Fellini

IL CAST DI GIULIETTA DEGLI SPIRITI:



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