Giorni d'estate: la recensione del film

16 agosto 2022
2.5 di 5

Gemma Arterton è protagonista assoluta di un melodrammone confortevole e ironico, prevedibile e rassicurante, con evidenti sfumature gender, che segna il debutto nella regia cinematografica di una commediografa inglese di nome Jessica Swale.

Giorni d'estate: la recensione del film

Come dar torto ad Alice Lamb, il personaggio interpretato da Gemma Arterton in questo Giorni d'estate, brutto e poco calzante titolo italiano di un film che in originale suona Summerland, e non solo perché parte della storia è d'ambientazione estiva?
Come dar torto a una che nella vita vuole solo scrivere, che per farlo si è trovata un bel cottage isolato con vista sulle bianche scogliere di Dover, ma alla quale, in un modo o nell'altro, qualcuno vuol dare sempre fastidio?
Non solo i bambini che la prendono in giro per il suo brutto carattere, per il suo essere zitella, che la chiamano spia nazista. No. A un certo punto anche un bambino, uno solo, che, sfollato da una Londra bombardata dai tedeschi, le viene affidato in toto. A lei. Proprio a lei.
A una che, a vederla così, l'istinto materno non sa nemmeno dove stia di casa. A una che, verremo a sapere, proprio contro lo scoglio del desiderio di genitorialità ha visto naufragare un grande, grandissimo amore, lasciandola ferita per sempre.

Va da sé che in Giorni d'estate (che poi è il primo film scritto e diretto da un'affermata commediografa britannica di nome Jessica Swale, per la quale proprio la Arterton ha recitato a teatro) asperità e conflitti servono per regalare al personaggio protagonista batture e occasioni di usare ironia e sarcasmo. Che l'essere bisbetica di Alice è solo funzionale a quella che sarà la sua conversione, e che tutto, ma proprio tutto, finirà con l'appianarsi nel modo più ovvio e scontato. Anche troppo.
Lo si capisce abbastanza subito, dal tipo di personaggi, dalla trama, dalle ambientazioni e da una certa qual sdolcinata e studiata mollezza nel modo in cui Swale usa la macchina da presa e dirige gli attori, che quella di Giorni d'estate è una di quelle vicenda melodrammatiche fatte di sentimenti intensi e incroci narrativi tanto ovvi da risultare spericolati che, proprio per quella loro particolare natura, al cinema spesso venivano definiti "polpettoni", non necessariamente in senso dispregiativo.
Volendo essere più neutrali, o fare la figura di quelli più colti, si potrebbe fare riferimento al feuilleton ottocentesco, ma il punto è lo stesso: il procedere di questo film lungo le più confortevoli e confortanti traiettorie dei luoghi più comuni, del sentimentalismo più spinto.

Alice studia il folclore, si interessa in particolare ai miraggi (c'è una metafora dietro, non sorprendetevi), e non è difficile immaginare che, nel contesto della storia di questo film, che non è solo la storia di una donna che impara ad amare un ragazzino come un figlio, ma anche e soprattutto quell di una donna omosessuale (grande rivelazione!) che vedrà la grande frattura della sua vita sanata nella maniera più improbabile. E quindi, in qualche modo, cinematograficamente possibile.
Il passato di Alice e il suo futuro verranno decisi nel presente degli anni Quarante da un incontro fortuito che forse fortuito non è, e che declina con implacabile meccanicismo la poetica narrativa della Swale e le idee di sceneggiatura e messa in scena. Che non sono molte ma sono, innegabilmente, precise. Nel bene, come nel male.
Un bene che, in Giorni d'estate, si rivela spesso e volentieri, come spesso accade nel contesto del cinema britannico, negli attori e nella loro capacità recitativa.
E il riferimento non è solo alla Arterton, che regge un po' da sola il film sulle spalle già di per loro robuste, o al giovane Lucas Bond, ma a tutta una serie di volti, quasi tutti anziani, che popolano il villaggio presso cui vive Alice, e che sono protagonisti di siparietti e scene che ti danno quella sensazione quasi tattile, gustativa, di provincia britannica, comoda e rilassata. Una sensazione che che ti fa sentire lì, in quel villaggio, come se si fosse in casa propria, o davanti al più rilassante degli sceneggiati televisivi.



  • Critico e giornalista cinematografico
  • Programmatore di festival
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