Genitori quasi perfetti, la recensione della commedia con Anna Foglietta e Paolo Calabresi

29 luglio 2019
3.5 di 5
21

All'opera seconda, la regista Laura Chiossone mette in scena un massacro condotto con un certo brio.

Genitori quasi perfetti, la recensione della commedia con Anna Foglietta e Paolo Calabresi

Simona (Anna Foglietta), madre single di Filippo, otto anni, sta preparando la festa di compleanno del piccolo: oltre agli altri bambini, non necessariamente amici di Filippo, sono invitati gli altri genitori, non necessariamente compatibili l'uno con l'altro. Tra volenterosi intellettuali, vegane militanti, svampite, padri in carriera, padri disoccupati e una mamma arcobaleno, l'equilibrio faticoso si spezzerà in una serata che forse nessuno dimenticherà.
Sette anni fa la regista Laura Chiossone, molto attiva in pubblicità, debuttò con la docufiction Tra cinque minuti in scena, dove la vita e il lavoro di un'attrice teatrale si intrecciavano, ma avevamo ben presente le barriere che li separavano. All'opposto con questo Genitori quasi perfetti, colorata e ritmata esplosione di tensioni, quasi un Carnage all'italiana, si ha la sensazione che tutti i personaggi anime in pena del film recitino costantemente, non solo per il pubblico costituito dai loro simili, ma anche per illudere se stessi di aver raggiunto un'identità a conti fatti ben lontana. Nell'autodistruzione e nella distruzione altrui, i bambini sembrano messi in secondo piano, quando non subiscono sgradevoli proiezioni di se stessi e delle proprie convinzioni zoppicanti, che si sostituiscono alle loro.

C'è una certa spietatezza da commedia all'italiana, perché il copione di Renata Ciaravino e Gabriele Scotti non lesina su momenti ilari, ma è in grado pure di grattare la superficie delle macchiette, trasformandole a poco a poco in personaggi con una loro tragica dignità: come in alcuni film di Virzì, fortunatamente l'ammiccamento allo spettatore non è fine a se stesso, e il riconoscersi nei difetti non significa automaticamente assolversi. Nel suo crescendo in unità d'azione, di tempo e di luogo per la maggior parte della sua asciutta ora e mezza, Genitori quasi perfetti riesce a inquadrare un cambiamento epocale nel modo di concepire e vivere la genitorialità: da passo sottointeso dell'esistenza, com'era per i padri e le madri fino agli anni Settanta e Ottanta, i figli sembrano diventati, con poche zone grigie, chissà quale particolare scelta ideologica da rivendicare, o all'opposto un "dolce" problema (ma sempre problema). In un dibattito sul tema che spesso si concentra unicamente sulle attuali difficoltà economiche nel concepire figli, l'instabilità generale che Genitori quasi perfetti racconta suggerisce che le cose possano essere più complesse. Il film ha anche il coraggio di non dipingere mai facilmente la solitudine come una "sana indipendenza dai partner", e viene rivendicata nelle scene sempre con sorrisi di liberazione significativamente poco sinceri.
La regista e gli autori affidano chiaramente la speranza di serenità ai bambini in sè, proponendo a tutte queste nevrosi di placarsi, cercando di sintonizzarsi realmente su di loro. Non a caso una morale positiva ma non buonista, si potrebbe dire sarcastica, è affidata al personaggio dell'animatrice Luisa, che si è appena scoperta incinta e fa da osservatrice esterna sul massacro.

Se proprio si volessero cercare cedimenti minimi, si dovrebbero trovare in qualche raro momento eccessivamente farsesco, qualche raptus naïf (come un paio di scene più o meno musical) e un incipit sin troppo stilizzato. "Da spot", si direbbe se si volesse costruire il giudizio in modo dietrologico, concentrandosi sull'esperienza professionale della Chiossone. In realtà però è anche quella stessa competenza tecnica che fornisce al lungometraggio il suo ritmo serrato e il suo rigore audiovisivo sempre sotto controllo, che per giunta non irrigidisce il parco attori, ma lo usa al meglio, senza che il talento di nessuno copra quello degli altri: partendo dall'Anna Foglietta relativa protagonista fino ad arrivare alla performance corale di Paolo Calabresi, Lucia Mascino, Marina Rocco, Elena Radonicich, Francesco Turbanti, Paolo Mazzarelli e Marina Occhionero.



  • Giornalista specializzato in audiovisivi
  • Autore di "La stirpe di Topolino"
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