G.I. Joe - La nascita dei Cobra, la nostra recensione

28 agosto 2009

Stephen Sommers applica la sua idea di cinema-pop corn alla versione cinematografica storico pupazzo della Hasbro, realizzando un film tanto roboante e funzionale quanto incapace di proporre un discorso originale sul genere.

G.I. Joe - La nascita dei Cobra, la nostra recensione

G.I. Joe - La nascita dei Cobra, la recensione

Dopo il discreto ma non fragoroso successo ottenuto al botteghino estivo americano, ecco arrivare anche nelle nostre sale G.I. Joe – La nascita dei Cobra, riduzione cinematografica dello storico prodotto della Hasbro, industria che dopo il successo planetario della saga di Transformers ha evidentemente intenzione di sfruttare il cinema come veicolo di marketing per rilanciare i suoi celeberrimi giocattoli. Al timone dell’operazione è stato chiamato Stephen Sommers, cineasta che in passato ha (a nostro avviso impropriamente) tentato di fondere due generi cinematografici ben distinti come l’action e l’horror, sfornando megaproduzioni roboanti ma scentrate come i primi due mediocri capitoli de La mummia ed il pessimo Van Helsing.

Rispetto ai precedenti lavori, almeno questo G.I. Joe possiede una sua coerenza interna, dovuta appunto al fatto che il genere cinematografico d’appartenenza è quello più specifico nello sfruttare montaggio adrenalinico ed effetti speciali a più non posso. Sommers può in questo modo continuare a dare sfogo alla sua idea di cinema che procede per accumulo, dove la storia serve al solo scopo di mettere in fila scene d’azione gigantesche e spettacolari: sotto questo punto di vista G.I. Joe mantiene le aspettative, non c’è dubbio, ma se anche da questo tipo di pellicole lo spettatore cerca una qualche originalità estetica, forse è meglio rivolgersi ad altre pellicole. Sempre rimanendo in produzioni targate Hasbro, già l’ultimo Transformers: la vendetta del caduto, pur essendo nettamente inferiore al primo episodio, proponeva soluzioni visive di ben altro spessore.

Anche il cast d’attori, zeppo di nomi emergenti che potrebbero rappresentare il meglio dei prossimi anni, non è che brilli per bravura: Channing Tatum e Joseph Gordon-Levitt, altrove molto più che convincenti, in ruoli monodimensionali rivelano evidenti limiti di inesperienza. Ed il sex-symbol designato Sienna Miller, in questo lungometraggio in versione mora e fasciata di lattex nero, perde sorprendentemente il confronto erotico con la rossa e tutta curve Rachel Nichols.

Nonostante un paio di momenti di buon cinema d’intrattenimento – su tutte la sequenza centrale dell’attacco terroristico a Parigi, divertente ed abbastanza ben ritmata – G.I Joe – La nascita dei Cobra non si discosta poi troppo da tutta una serie di produzioni hollywoodiane che forniscono al pubblico intrattenimento a buon mercato, in grado di funzionare come puro blockbuster ma allo stesso modo destinato ad uscire in fretta dalla memoria.



  • Critico cinematografico
  • Corrispondente dagli Stati Uniti
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