Fuochi d'artificio in pieno giorno - recensione del film vincitore del Festival di Berlino 2014

12 febbraio 2014
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Diao Yinan guarda al genere classico e lo trasporta con originalità e successo nella Cina d'inizio Terzo Millennio.

Fuochi d'artificio in pieno giorno - recensione del film vincitore del Festival di Berlino 2014

Una serie di omicidi irrisolti. Una giovane donna legata a quegli omidici che sembra tanto una vittima quanto una femme fatale. Un ex poliziotto stropicciato, sconfitto dalla vita e beone. Una storia d’amore rischiosa.
Sono questi gli ingredienti di base di Fuochi d'artificio in pieno giorno (Black Coal, Thin Ice): gli ingredienti del noir. Solo che non siamo nella Los Angeles degli anni Quaranta, o magari nella New York o nella Chicago o nella Boston di varianti contemporanee del genere.
Siamo in Cina, e nemmeno nella Cina metropolitana del boom dei nostri giorni, ma in quella di una fredda e sconquassata provincia settentrionale degli anni compresi tra il 1999, dove le vicende del film diretto da Diao Yinan hanno il loro incipit, e il 2004, dove riprendono e proseguono fino al pirotecnico (letteralmente) finale.

L’operazione di Diao è intelligente: applicare i canoni del noir in un ambiente che di tradizionalmente metropolitano ha ben poco, rispettandone i canoni anche formalmente per raccontare la fragilità umana universale e quelli di un popolo che si sentiva già sulla soglia di trasformazioni radicali e travolgenti.
Ma l’operazione di Diao è soprattutto affascinante e seducente.
Fuochi d'artificio in pieno giorno è un film elegante e coinvolgente, dove ai chiaroscuri del bianco e nero del classico noir statunitense sono state sostituite variegate sfumature di luce che illuminano le vite comuni e straordinarie dei suoi protagonisti.
Un film dove a un’eleganza formale sobria e mai leziosa si affiancano momenti di inaspettata creatività, con una macchina da presa o una sceneggiatura che compiono scarti episodici per testimoniare l’imprevedibilità della vita.

Perché in fondo, noir o meno, quello di Diao è un film tutto legato alle afflizioni e ai cammini travagliati dei personaggi, avvolte attorno ad un trama gialla che consente rapide e inattese esplosioni di violenza come anche momenti di tenerezza e sensualità, e perfino qualche obliquo momento di ironia paradossale.
Sono persone messe alla prova, dalla vita, dalla propria riluttanza, dall’amore sopra ogni cosa, i protagonisti di Fuochi d'artificio in pieno giorno: l’amore per qualcun altro che a volte fa perdere quello per sé stessi.

Un film amaro, eppure curiosamente capace di lasciare con una propulsione in avanti, pur vagamente sinistra, verso il futuro.
Perché la vita raccontata da Diao è cupa ma anche capace di far sorridere, i suoi protagonisti stanchi ma mai rassegnati.
Perché per quanto doloroso sia dover accettare di prendere in mano le redini del proprio destino e farsi carico delle responsabilità, di quel che è necessario fare e scontare, un modo un po’ disperato e scomposto di festeggiare è sempre possibile.




  • Critico e giornalista cinematografico
  • Programmatore di festival
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