Free Fire Recensione

Titolo originale: Free Fire

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Free Fire: recensione del film con Cillian Murphy, Brie Larson, Armie Hammer

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Free Fire: recensione del film con Cillian Murphy, Brie Larson, Armie Hammer

Siamo a Boston, negli anni Settanta. In una vecchia fabbrica abbandonata ci sono un carico d'armi che deve essere venduto, e una valigetta piena di dollari che serve a chiudere l'affare. Ci sono due fazioni - una di irlandesi, l'altra di americani (ma guidata da un sudafricano) e due intermediari, un uomo e una donna.
Quella che è una situazione archetipica di certo cinema d'azione o di gangster, viene presa da Ben Wheatley (e da Amy Jump, sua moglie e co-sceneggiatrice) e dilatata fino a diventare un film intero: dapprima l'attesa, poi lo studio tra le due parti, e poi un incidente banale, dettato da eventi che con quella transazione non hanno nulla a che fare, che però è una scintilla gettata dentro una fabbrica di fuochi d'artificio.
Perché una delle seconde linee degli americani si accorge che una delle seconde linee irlandesi è quello che la sera prima ha sfregiato la cugina in un pub, e quando parte il primo colpo di pistola ecco che la fabbrica di Boston si tramuta nell'O.K. Corral; quando parte il primo colpo di pistola è chiaro che ne seguiranno molti, moltissimi altri.

Wheatley, però, mette in chiaro i toni di Free Fire fin dai primissimi scambi verbali, che vanno avanti per quasi una mezz'ora: e questi toni sono quelli dell'ironia e del sarcasmo, utilizzati in un continuato duello verbale (tra le parti e perfino dentro le parti) che andrà avanti tanto quello a colpi d'arma da fuoco.
Perché in fondo è chiaro anche - se non da subito, da molto presto - che al regista di Free Fire interessano poco le premesse quasi carpenteriane o gli intrecci balistici, le traiettorie dei proiettili e gli assetti tattici che avrebbero interessato, per dirne uno, Michael Mann. No, a Wheatley interessano i personaggi, gli intrecci delle loro relazioni, le traiettorie dei loro insulti e gli assetti psicologici. Il tutto allo scopo di divertire tanto con l'azione quanto con l'umorismo.

Il regista inglese ha messo assieme un cast notevolissimo (da Cillian Murphy a Brie Larson, passando per Armie Hammer, Sharlto Copley, Michael Smiley e molti altri) per interpretare un gruppo di personaggi ognuno con personalità e caratteristiche ben definite, ma mai troppo stereotipate. Personaggi che andranno giù uno a uno, sotto i colpi delle pallottole e non solo, ma che saranno tutti, o quasi, "duri a morire", per utilizzare un termine che ci riporta indietro fino ai capisaldi dell'action anni Ottanta.
Anzi, per raggiungere i suoi scopi, Wheatley non esita anche a barare un po', a giocare con la verosimiglianza, per sorprendere e animare un film che è comunque veloce, serrato, smalizato e divertito.

Poco importa, alla fine, capire in fretta chi rimarrà in piedi per ultimo, chi ha piazzato dei cecchini nascosti, quali rivalità si tramuteranno in sodalizi o viceversa, chi si avvicinerà di più all'unica ragazza della partita, Brie Larson, chi metterà le mani sui soldi e riuscirà a salvare la pelle. Davanti a Free Fire è meglio abbandonarsi al racconto, alla bizzarria dei personaggi, al vetriolo di certe battute buttate lì con rabbia o noncuranza. All'ironia squinternata e sghignazzante di un film che fa precedere l'esplodere delle sue tensioni da una ballad un po' nefasta come "Annie's Song" di John Denver.

Free Fire
Il trailer italiano del film - HD
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