Flight - la recensione del film di Robert Zemeckis con Denzel Washington

27 dicembre 2012
2.5 di 5
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Zemeckis torna alla live action con un film che spreca gran parte del suo potenziale

Flight - la recensione del film di Robert Zemeckis con Denzel Washington

Per il suo ritorno alla regia in live action, dopo la lunga parentesi dedicata alla performance capture, Robert Zemeckis non è stato di certo timoroso. Flight non è un film tematicamente facile, né racconta una storia priva di controversie: che la declinazione sia stata del tutto all’altezza del coraggio iniziale, però, non è matematico.

Storia (vera) di un pilota civile che, grazie alla sua abilità, ha evitato un disastro aereo di enormi proporzioni minimizzando per quanto possibile i danni e le vittime, e che poi si vede mettere sotto inchiesta perché sotto l’influsso di alcool e droga al momento dell’incidente, Flight parte molto forte. Non tanto per un nudo full frontal al femminile insolito per un film di una major, quanto per l’implacabilità con la quale mostra senza sconti sia i vizi che i pregi del suo protagonista e per una lunga sequenza, quella del volo e dell’incidente, capaci di generare una tensione e una paura tali da far annodare lo stomaco.
Se la questione spettacolare viene presto archiviata (il resto del film è un dramma personale e morale senza concessioni alle più recenti tendenze dei blockbuster, e che anzi si fregia di un ritmo lento e riflessivo), quella dell’ambiguità di un protagonista da un lato esecrabile, dall’altro eroico e straordinario, rimane a costituire l’impalcatura principale della narrazione.

Attorno al suo personaggio, che non tratta (quasi) mai in maniera giudicante, e alla questione morale che solleva, Zemeckis imbastisce un intreccio a volte riuscito (il rapporto di Whip con i suoi colleghi e con l’avvocato che dovrebbe difenderlo), altre assai meno (la liason con la tossicodipendente in via di riabilitazione di una comunque brava Kelly Reilly) e cerca quanto più a lungo possibile di mantenere un equilibro che funga da stimolo e carburante al dilemma morale che il film racconta: Whip cos’è? Come giudicarlo? Quali sono gli strumenti morali che la nostra società dispone di fronte ad una vicenda simile? Quelli della correttezza politica e del moralismo o quelli del pragmatismo spiccio che guarda ai risultati?

Peccato che l’ambiguità del pilota interpretato da un intenso Denzel Washington e delle questioni che solleva (e i costanti richiami che vengono da alcuni personaggi ad un certo integralismo religioso che tente a trasformarsi in un fatalismo opportunista), si risolvano lentamente ma inesorabilmente in un racconto moralizzatore sulle dipendenze man mano che la narrazione procede.
Via via, infatti, il drinking problem di Washington viene esplicitato fino ad assumere proporzioni quasi grottesche, e non basta qualche colpo di coda amorale nel finale (la cocaina utilizzata dagli avvocati per far riprendere Whip dall’ennesima sbornia prima dell’udienza) per evitare l’arringa moralista e la redenzione finale.

Potenzialmente un documento scottante per passare al setaccio le contraddizioni della nostra società e dei suoi singoli componenti, Flight appare in realtà come un’occasione sprecata, un film sacrificato sull’altare di quella stessa correttezza politica che a volte sembra voler mettere alla berlina.
E, pur ben realizzato e ben interpretato, non può che lasciare un retrogusto amaro pensando a quel che avrebbe potuto essere cavalcando gli elementi di conflittualità e controversia che la sua trama poteva garantire.



  • Critico e giornalista cinematografico
  • Programmatore di festival
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