Fast and Furious 5 - la recensione del film

04 maggio 2011
3.5 di 5

Los Angeles, Miami, Tokyo, Messico sono le location dove l'asfalto è stato bruciato dal passaggio dei bolidi di Fast & Furious. Nel quinto film della saga l'azione si sposta a Rio de Janeiro.

Fast and Furious 5 - la recensione del film

Fast & Furious 5 - la recensione del film

Los Angeles, Miami, Tokyo, Messico sono le location dove l'asfalto è stato bruciato dal passaggio dei bolidi di Fast & Furious. Nel quinto film della saga l'azione si sposta a Rio de Janeiro. Proprio come i migliori videogame del genere che, ad ogni livello superato e ad ogni trofeo conquistato aprono la via a diversi scenari, nuovi piloti e auto maggiormente potenziate. Al cinema manca soltanto l'interattività con lo spettatore/giocatore, per il resto Fast & Furious non è altro che cinema contaminato che ha fatto della passione per le auto elaborate (il cosiddetto “tuning”) la sua fortuna.

Pochi avrebbero scommesso sulla longevità di questa serie. Il secondo film aveva perso Vin Diesel, il terzo anche Paul Walker ma Diesel riappariva in una breve scena. Nel quarto, con il sottotitolo autoreferenziale Solo parti originali, tornavano i componenti del primo segnando un incasso pazzesco al box office americano. Fast & Furious 5, invece, riunisce il cast di tutti i precedenti e cambia registro. Non più soltanto corse illegali in auto, ora c'è una rapina in stile The Italian Job o Ocean's Eleven da organizzare ai danni di un trafficante brasiliano immanicato con la polizia.

Dove sarebbero la coerenza e la continuità che fidelizzano il rapporto con il pubblico? Qui si rivela, in tutta la sua ovvietà, il segreto del successo della saga: l'automobile. Quell'oggetto simbolo dei tempi moderni e del consumismo, spesa fissa per ogni cittadino con la patente di guida e capace di dissanguarne le tasche tra assicurazione, tasse, revisioni, bollini blu e continui rincari della benzina. Senza contare guasti ed incidenti. E per questi ultimi c'è un'attrazione che risale all'infanzia, l'inconsapevole attrazione per la spettacolarità dello sfascio. Altrimenti non esisterebbero gli autoscontri al luna park.

Lo “sfascio” è un cavallo di battaglia di Fast & Furious 5. Dall'autocarro che si schianta sul treno in corsa (ed esplode, ci mancherebbe che non lo facesse), all'interminabile corsa per le strade di Rio con Diesel e Walker al volante di due bolidi che trascinano una cassaforte grande quanto il vostro soggiorno di casa. E dozzine di auto della polizia alle calcagna. Una sequenza che sarà valsa metà budget del film. È una goduria assistere a tanto fracasso e gran parte del merito va a lui, Vin Diesel.
Nelle vesti di produttore ha portato più azione, più inseguimenti a piedi, più armi, più personaggi (forse troppi). Tra i nuovi (oltre al seno di Elsa Pataky) compare una star di “peso”, Dwayne Johnson il cui ex soprannome The Rock, da lui ormai rinnegato, resta il miglior modo per descriverlo. Come Sylvester Stallone che mena (e si fa menare) da Steve Austin ne I mercenari, Vin Diesel alza il testosterone di Fast & Furious 5 e inserisce una scena in cui mena (e si fa menare) da The Rock. Un combattimento dal quale anche i galli hanno da imparare.

Ai titoli di coda è bene restare seduti per non perdere la sequenza bonus che annuncia il sesto capitolo. Un anticipazione con colpi di scena tali da non rendere nemmeno necessaria l'attesa di Fast & Furious 6, perché la saga possa assurgere allo status di magnificenza del pacchiano. Scusate, ma a noi che da piccoli facevamo 'brum brum' con le macchinine piace così. E siamo in tanti.






  • Giornalista cinematografico
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