Fabrizio De André e PFM. Il concerto ritrovato

14 febbraio 2020

Dopo oltre 40 anni tornano alla luce le riprese mai viste del concerto genovese del 3 gennaio 1979, tenuto dal cantautore genovese col gruppo rock e precedute da interviste che ne raccontano la genesi.

Fabrizio De André e PFM. Il concerto ritrovato

Il passato, bello o brutto che sia, non può più tornare. Per questo spesso ce lo portiamo dentro ammantato da un alone di romanticismo, legato al fatto che eravamo più giovani e/o più spensierati, felici e ignari di quando lo abbiamo vissuto. Per fortuna esistono però le testimonianze video a garantirci che non ci siamo sognati tutto e che qualcosa di bello e duraturo c'era davvero, anche se chi ce lo ha regalato ormai non è più con noi. Per le legioni di ammiratori di Fabrizio De André, che questo 18 febbraio avrebbe compiuto 80 anni, è un vero e proprio regalo il ritrovamento delle riprese del concerto di Genova del 3 gennaio 1979, dato dal carismatico e schivo cantautore poeta assieme alla Premiata Forneria Marconi o PFM, il nostro gruppo progressive rock di maggior successo anche all'estero, nel tour che li aveva portati, dal dicembre 1978, in giro per la nostra turbolenta penisola.

Un'unione, la loro, nata da simpatia e stima reciproca e da una scommessa ardita, criticata all'epoca da quasi tutti: i fan del rock considerarono quasi un tradimento la collaborazione di Franz Di Cioccio e soci con l'autore di struggenti ballate e canzoni di satira e protesta, traduttore di Bob Dylan e Brassens e dell'Antologia di Spoon River trasposta in musica in un disco memorabile, anarchico vicino agli ultimi ma ricco e strapagato. Lo stesso valeva, al contrario, per gli ammiratori di De André, in un periodo storico che vedeva spesso contrapposti ideologicamente cultori del rock e amanti dei cantautori. Ma il loro fu un matrimonio felice, da cui nacquero due dischi live e un documento filmato che solo oggi torna alla luce. Registrato su tre nastri U-matic, sepolti in un archivio di 40.000 deperibilissimi video e conservato dall'autore delle riprese Piero Frattari, il concerto viene restaurato per quanto possibile nel video - De André, gran nemico della tecnologia, dette il permesso a condizione di non accorgersi della presenza della piccolissima troupe e dunque le luci erano quelle che erano – ma con una qualità audio elevatissima.

L'apporto artistico di Walter Veltroni si limita ad aggiungere al concerto mezz'ora di prologo di interviste introduttive. In primis ai componenti storici della PFM che parteciparono al tour e arrangiarono le canzoni di De André (oltre a Di Cioccio, Franco Mussida, Flavio Premoli, Patrick Djivas e Lucio Fabbri), realizzate separatamente e in luoghi diversi: sotto forma di ricordi e aneddoti, in viaggio sul treno, in solitaria nel teatrino parrocchiale dove furono fatte le prove e nell'ex Fiera di Genova ora dismessa e in via di demolizione dove si tenne il concerto. Nel gruppo sul treno, che comprende anche l'amata compagna e poi moglie Dori Ghezzi, c'è anche Davide Riondino, all'epoca giovane cantante, che ricorda con divertimento il modo in cui è riuscito a uscire incolume dall'aver aperto il concerto a Firenze (erano tempi rudi e non controllati e gli opening acts venivano spesso accolti con lancio di oggetti e insulti). Tra le altre interviste c'è il grande fotografo e giornalista musicale Guido Harari, che mostra gli scatti fatti agli indisciplinati e beffeggianti musicisti, uno dei quali, tanto allegramente disordinato, diventò la copertina del disco, nonostante la qualità artistica per lui poco soddisfacente. C'è, infine, il giornalista musicale Antonio Vivaldi, che da ragazzino staccò dal muro coperto di pioggia il manifesto del concerto che ancora conserva.

Tra i racconti, sinceri e colmi d'affetto, del tour e dei problemi, delle liti e del divertimento, delle bottiglie schivate durante un concerto e dell'acido ingerito da De André a sua insaputa, emerge l'iconica figura di un artista sicuramente unico nel panorama della nostra musica. Lo fa nonostante (attraverso) la sua assenza, come nella bella foto di Guido Harari della sedia col suo giubbotto, con la chitarra e la bottiglia di whisky poggiate a terra, come se lui si fosse allontanato un attimo e stesse per tornare a cantare le sue bellissime canzoni. Ed è quello che fa, quando iniziano finalmente le immagini del concerto e ascoltiamo la sua voce, l'ironia, il fastidio, gli scambi e le battute col pubblico, quando i cori di “venduto venduto” erano inevitabili, in un'epoca in cui per principio la musica doveva essere popolare, quindi gratis, cosa che oggi, considerando i prezzi dei concerti fa perfino sorridere. Sentiamo gli arrangiamenti della PFM che all'inizio disorientano ma poi si sposano a perfezione con il canto e le parole tanto amate e conosciute da tutti, da La canzone di Marinella a Un giudice, da Avventura a Durango ad Andrea, a Volta la carta, Rimini, e così via, senza soluzione di continuità, mentre scorrono sullo schermo i testi scritti dalla sua calligrafia nervosa.

Il gran fascino che sprigiona anche dalla sua voce e dal suo modo di cantare era quello di un uomo dalle molte contraddizioni, irrimediabilmente piccolo borghese, come si definisce lui stesso durante il concerto, sincero e guascone, ruvido e dolce, innamorato della vita e della sua Dori ma perennemente alla ricerca di qualcosa, con la bottiglia e il fumo a minarne il fisico. Era l'inizio del 1979, epoca inquieta, con gli anni di piombo, i dirottamenti, gli assalti squadristi alle sedi della sinistra, gli attentati terroristici e le Brigate Rosse. E i rapimenti. De André viveva con la famiglia da 4 anni in Gallura e proprio nell'agosto del 1979 sarebbe stato sequestrato e tenuto prigioniero con Dori Ghezzi per quasi 4 lunghissimi mesi. Questo concerto ritrovato è come un'istantanea felice in un momento di grande tensione, fissato per sempre nel ricordo di chi c'era e lo ha ascoltato, ed è il miglior modo per i fan di festeggiare l'ottantesimo compleanno virtuale di di Fabrizio De André, a nostro avviso più di qualsiasi agiografico originale televisivo. Perché Faber, come lo aveva battezzato il suo grande amico Paolo Villaggio, vive soprattutto nella voce e nelle canzoni, che sono uniche e solamente sue.



  • Saggista e critico cinematografico
  • Autrice di Ciak si trema - Guida al cinema horror e Friedkin - Il brivido dell'ambiguità
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