EX - Amici come prima: la recensione del film

05 ottobre 2011
2.5 di 5
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Lo stato dell’ex è mutevole e gassoso. Lo sei, poi ti sostituiscono, poi, con tempi e modalità arbitrarie puoi ridiventarlo. Tutto il contrario del cinema dei Vanzina direi quasi granitico e puntuale nella sua produzione standard di risate, fino ad ora.

EX - Amici come prima: la recensione del film

EX - Amici come prima: la recensione

Amore che vieni, amore che vai.
Italiani, brava gente.
Si chiude una porta, si apre un portone.
Lo stato dell’ex è mutevole e gassoso. Lo sei, poi ti sostituiscono, poi, con tempi e modalità arbitrarie puoi ridiventarlo. Tutto il contrario del cinema dei Vanzina direi quasi granitico e puntuale nella sua produzione standard di risate, fino ad ora.

Perché l’Ex “secondo” Brizzi deve aver attenuato alcune delle sue caratteristiche più nitide, per alleggerire i “mostri” della nostra Italia e andare incontro al sentimento. Rispetto al suo buonissimo predecessore, Amici come prima mantiene solo il cuore con la x, gli lascia tutte le storie, gli lascia le lacrime e gli lascia pure gli attori (tranne Gassman e Salemme). Mantiene solo l’intreccio, benché poco annodato, di varie relazioni comico-amorose.
Tuttavia è il cinquantaduesimo punto di vista di Carlo (ed Enrico alla sceneggiatura) che, vedi bene, distanziandosi completamente dal primo capitolo, inserisce un elemento quasi critico, su cui ci si potrebbe sollevare. Il “quasi” critico è perché il politico di Vincenzo Salemme è “quasi” illegalmente ambizioso, in realtà la sua esuberante moglie (Tosca D' Aquino) lo è per lui, e quando rinsavisce, non denuncia, ma sceglie un'altra strada, anzi torna su quella vecchia. Il motivo è l'incontro, nel paese di “lontano lontano”, della bellissima premier Stefanenko.
Il gioco dell'amore (e degli ex) dei Vanzina saltella sulla superficie e ti sorride gentile, indossa (solo) abiti benestanti e insiste sull'equivoco, però è abbastanza variopinto. Gradevole e battagliero (Gassman/Foglietta), testardamente fantapolitico (Salemme/Stefanenko), piacevolmente psicanalitico (Memphis/Pession), con punte di vanziniano collante (Brignano), il film è leggero, meno conforme del solito ad uno sguardo univoco, ma si scrive battute troppo brevi.

Quello che con il loro metodo, anche brillante, hanno fatto i figli di Steno, inserendosi a suon di commedie nella tradizione popolare italiana, va ora arrangiato al nuovo popolo e alla nuova tradizione, quella sì, basta guardarsi intorno, è tenera, crudele, comica e molto politica. Quindi buona l'intuizione, molto soft ma non grottesca.
Viva l'ottimismo e la faccia tosta delle seconde chance, ma via lo sguardo dell'ex e mostriamo L'amore, davvero (Love Actually, record di citazioni come ispirazione dei nostri autori).



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