Esterno notte, la recensione: Marco Bellocchio tra condanna politica e compassione umana

18 maggio 2022
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Il regista italiano torna a raccontare la storia di Aldo Moro a quasi vent'anni da Buongiorno notte per esplorare i lati oscuri della vicenda non raccontati in quel film. E lo fa con una lucidità critica e analitica, una potenza cinematografica e un'attenzione ai sentimenti che fanno spavento.

Esterno notte, la recensione: Marco Bellocchio tra condanna politica e compassione umana

Sono troppo giovane per avere ricordi diretti del rapimento e dell'uccisione di Aldo Moro. Il mio unico ricordo, indiretto, è di quando in quei giorni in cui avevo quattro anni, addormentato sul sedile posteriore di una Renault 4, coperto da un plaid, venni svegliato dal fascio di luce potente di una torcia della polizia che, a un posto di blocco lungo la via Flaminia, che percorrevo quotidianamente in auto con i miei genitori entrando e uscendo da Roma, volle controllare cosa fosse quel fagottino lì, che pure per dimensioni mai avrebbe potuto essere il Presidente della Democrazia Cristiana.
Non ho ricordi diretti ma, come per tutti, almeno per tutti coloro che hanno superato l'adolescenza e sanno cosa è successo in questo nostro strano paese prima della loro nascita, e hanno conservato un minimo di sentimento per quella cosa fondamentale che è la storia, ho ben presente cosa è stato e cosa ha rappresentato il rapimento Moro. E, ancora di più, ho sempre avuto coscienza, fin da molto giovane, di come e in che modo il fantasma di Aldo Moro e di quello che gli venne imposto in sorte abbia continuato e continui ad aleggiare sulla vita pubblica italiana. E anche in quella privata. Un fantasma, quello di Moro, con cui l'Italia non ha mai fatto davvero i conti: pubblicamente e politicamente, e forse anche intimamente.

E allora non solo nella scelta di raccontare nuovamente questa storia, ma anche nei modi che ha scelto di utilizzare per farlo, ho fortissima l'impressione che Marco Bellocchio di quel fantasma voglia parlare, in Esterno notte. E non a caso, Moro appare fantasmaticamente a coloro che, con Moro stesso, sono i personaggi e i protagonisti raccontati da questa serie di Bellocchio che è bella, potente, moderna, intelligente.
Questi protagonisti sono Francesco Cossiga (Fausto Russo Alesi), figlio politico di Moro e allora Ministro dell'Interno; Papa Paolo VI (Toni Servillo); Adriana Faranda e Valerio Morucci (Daniela Marra e Gabriel Montesi); sua moglie Eleonora (Margherita Buy). E ogni sua apparizione fantasmatica è una scossa tellurica nell'animo di chi lo vede.
L'animo, sconquassato, è l'epicentro, ma il terremoto, da lì, diventa collettivo, pubblico. Perché uno dei tanti miracoli di Esterno notte è quello di tenere in perfetto equilibrio il piano politico, nel quale Bellocchio esprime un pensiero nettissimo e condivisibile, in tutta la sua provocatorietà, con quello personale e privato, che si fa in più di una sequenza commovente e perfino straziante.

Dal punto di vista politico, Bellocchio non lascia spazio a possibili ambiguità. Le Brigate Rosse sono state un'aberrazione, e chi le animava qualcuno di accecato dalla rabbia ideologica; la politica non ha mai davvero voluto che Aldo Moro tornasse a casa, e che tornasse a casa vivo, e anche coloro che avrebbero voluto fare di più, in fin dei conti, non hanno mai davvero fatto abbastanza: compreso il Vaticano. D'altronde, il mondo non era pronto per a mite determinazione e la inflessibile visionarietà politica di quell'uomo gentile e onesto, così avanti rispetto ai tempi che stava vivendo e in cui è morto. Più avanti di tutti. Perfino dal tanto celebrato Enrico Berlinguer, che da Esterno notte non esce proprio benissimo (sebbene meglio di molti altri).
E però, Bellocchio è troppo intelligente, troppo stratificato come autore e intellettuale, per limitarsi a questa dichiarazione di colpevolezza, che pure non ha in sé alcuna rabbia, ma solo la forza di una considerazione fattuale che è innegabile.
Allora, ecco che Esterno notte è un film che Aldo Moro e il suo rapimento e la sua morte li racconta più attraverso lo sconquasso umano dei suoi amici (o presunti tali) e dei suoi familiari, e suo, che non attraverso la politica. Perché il fantasma di Moro aleggiava e aleggia ancora oggi anche e forse soprattutto per il dramma umano che rappresenta, oltre e prima che per la politica.

Quando mette Cossiga e il Papa e i terroristi e la moglie di fronte al dramma personale, alla conseguenza morale e soggettiva, alla sofferenza privata e umana, Esterno notte esplode ancora più forte che in altri momenti.
E anche per quelli che non l'hanno salvato, o che avrebbero potuto fare di più, Bellocchio non ha mai sentimenti di astio. Anzi. È loro che vuole raccontare cercando in qualche modo di comprendere, che non vuol dire giustificare.
Uno solo non viene mai mostrato umanamente, forse perché dallo stesso Moro descritto come impenetrabile, e cattivo. Solo per Giulio Andreotti (Fabrizio Contri) Bellocchio sembra non provare alcuna forma di comprensione o compassione, al contrario di quanto faceva, a modo suo, Paolo Sorrentino nel Divo.
E allora, siccome di umanità si parla, e siccome l'umanità passa per i piccoli gesti, rimangono negli occhi, velati di lacrime, e nel cuore, gonfio di passione, momenti come quelli che vedono Moro affaticato, tormentato e insonne assicurarsi che le figlie si siano lavate le mani, o che il gas dei fornelli sia chiuso, con la mano che controlla una manopola dopo l'altra.
Un gesto piccolo, comune, quindi universale e di devastante umanità, ripetuto dalla moglie Eleonora, quando il marito non c'è più, mentre aspetta di conoscere quel che già sa, e la tentazione di farla finita è forte.

Fa male, Esterno notte, e fa bene. Parla al paese, e parla a ognuno di noi.
Grazie alla regia di un uomo di affilata intelligenza che alla sua veneranda età ha una lucidità critica e analitica non comune, e ha messo da parte rabbia e impeto per ragionare con una chiarezza esemplare e invidiabile su quello che siamo e siamo stati e sul quel che è stato ed è il cinema, o il racconto per immagini (immagini che, qui, sono potenti ed evocative anche singolarmente, nella fotografia di Francesco Di Giacomo).
Grazie a una scrittura precisa e attenta, che rielabora con intelligenza e piega ai suoi scopo la lingua della serialità contemporanea.
Grazie a un cast scelto e guidato benissimo, che in questa cosa, serie o film che sia, regala performance davvero memorabili e, in alcuni casi, straordinariamente sorprendenti.

Esterno Notte
La nostra video recensione del film dal Festival di Cannes 2022 - HD


  • Critico e giornalista cinematografico
  • Programmatore di festival
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