Estate '85: recensione del teen movie di François Ozon

17 ottobre 2020
4 di 5
2

Arrivato al suo diciannovesimo film, François Ozon si tuffa negli anni '80 per parlare di amori adolescenziali, perdita dell’innocenza, potere della scrittura.

Estate '85: recensione del teen movie di François Ozon

Comincia con un ragazzo biondo che somiglia a River Phoenix e che parla guardando in macchina Estate '85, e siccome siamo in Francia, pensiamo subito al finale de I quattrocento Colpi di François Truffaut. Poi ci vengono in mente i teen horror in stile So cosa hai fatto nel momento in cui il sedicenne Alexis detto Alex ci informa che la storia che si accinge a raccontare ha come protagonista un cadavere. Partono quindi i titoli di testa, con i Cure che cantano "In Between Days", la prima traccia del fortunatissimo LP "The Head on the Door", pubblicato il 13 agosto del 1985. E’ una canzone dal ritmo vivace ma che nel verso iniziale ("ieri mi sono sentito così vecchio che ho sentito di dover morire!") stabilisce il mood del film, un film che, sì, gioca all'operazione nostalgia, ma parla anche di una inaspettata tragedia.

Estate '85 è il diciannovesimo lungometraggio di François Ozon, ma avrebbe potuto essere il primo, perché il romanzo "Danza sulla mia tomba" che lo ha ispirato, e che il regista aveva letto a diciassette anni, sarebbe potuto diventare una sceneggiatura e poi un insieme allegro, se non kitsch, di immagini in movimento. L'adattamento arriva soltanto adesso ed è un diario personale e insieme una summa di certo cinema di Ozon, che di obitori, travestimenti, cimiteri e professori di letteratura ha già parlato in opere precedenti. Da quelle iniziali, più libere, un po’ voyeuristiche e al limite del queer, François prende in prestito una vibrante seduttività, che gli consente di narrare l'educazione sentimentale di un ragazzo con passione, entusiasmo e cognizione di causa, passando anche attraverso l'amato cinema di Chabrol e soprattutto di Eric Rohmer, con la sua luce calda e le estati in spiaggia dei suoi personaggi. Torna a raccontare la perdita dell'innocenza l'autore di Grazie a Dio, non per mano di sacerdoti pedofili che tormentano giovanissimi boy scout, ma perché quando l'amore si mescola con la morte, si viene catapultati nell'età adulta. Si perde l'innocenza anche quando si abbandona la verginità, e quando ci si rende conto, prima del tempo, che si ama l'idea di una persona più che la persona stessa, e allora la disillusione fa il suo ingresso.

Accade così che l'estate di Alex e del muscoloso David dalla bandana al collo dal gilet jeans diventi una cruel summer, come cantano le Bananarama, funestata anche da un sentimento non pienamente corrisposto. Ozon, da filmmaker esperto, mette nel film tutti cliché delle cotte giovanili e arriva a citare persino Il tempo delle mele e la scena delle cuffiette con cui ascoltare un lento mentre tutti ballano al ritmo di un brano scatenato. Qui il lento non è la melensa "Reality" di Richard Sanders ma "Sailing" di Rod Stewart e, dentro e fuori dalla discoteca, il regista "gioca" anche con quel formato Super 16mm che rende i colori saturi e la grana della pelle sensuale, mentre tutt’intorno è Sturm und Drang allo stato puro e presente e passato si intrecciano fino ad arrivare al motivo per cui, al principio del film, Alex viene acciuffato dalle guardie.

Fra le corse in bici, i pomeriggi in barca a vela, ragazze alla pari che somigliano a Rizzo di Grease, barattoli di Nutella, madri eccentriche e l’ossessione del protagonista per la morte e la sua iconografia, François Ozon torna infine a parlare di scrittura. Nel film Alexis trasforma la sua vicenda in un racconto, non solo per convincere il giudice a essere indulgente, ma perché, diventando il personaggio di un romanzo o di una storia breve, uno scrittore può mettere una distanza fra sé e il proprio difficile vissuto. La parola, per l'adolescente innamorato, diventa strumento di resilienza, e chissà che, grazie a qualche autobiografismo, Ozon non abbia qui esorcizzato attimi di malinconia o delusioni sentimentali. Sappiamo che il regista è un po’ "furbacchione" e che spesso si diverte non proprio a manipolare, ma comunque a guidare il suo spettatore, come hanno fatto, in altri tempi, Hitchcock e De Palma. In Estate '85, però, sembra molto sincero, e quel numero 85 contenuto nel titolo non può non ricordarci (e aver ricordato a Ozon stesso) che è stato proprio nel 1985 che Rock Hudson è morto di AIDS. E' accaduto in quell'istante che la malattia considerata da molti un castigo divino ha privato per lungo tempo il mondo della libertà di amarsi serenamente, senza timori e sensi di colpa borghesi e cattolici.

Estate '85
Il Trailer Ufficiale del Film - HD


  • Giornalista specializzata in interviste
  • Appassionata di cinema italiano e commedie sentimentali
Suggerisci una correzione per la recensione
Palinsesto di tutti i film in programmazione attualmente nei cinema, con informazioni, orari e sale.
Trova i migliori Film e Serie TV disponibili sulle principali piattaforme di streaming legale.
I Programmi in tv ora in diretta, la guida completa di tutti i canali televisi del palinsesto.
Piattaforme Streaming
lascia un commento