Escobar - Il Fascino del Male: recensione del film con Javier Bardem e Penelope Cruz

17 aprile 2018
2.5 di 5

Pablo Escobar visto dalla sua amante che poi lo tradì.

Escobar - Il Fascino del Male: recensione del film con Javier Bardem e Penelope Cruz

I tempi non saranno tutto, come in amore, ma hanno la loro importanza anche per l’impatto di un film alla sua uscita al cinema. Escobar - Il fascino del male arriva buon ultimo dopo il grande successo della serie televisiva Narcos e il biopic con Benicio Del Toro, che già hanno molto recentemente sviscerato il personaggio Pablo Escobar, fascino perverso incluso. Inevitabile, quindi, provare una sensazione di già visto avvicinandosi a questo film di Fernando Leon de Aranoa, autore un paio d’anni fa del godibile Perfect Day, con protagonista, fatalità, l’altro Escobar, Benicio Del Toro. In questo caso torna ad affidarsi, a 15 anni di distanza dal successo de I lunedì al sole, a Javier Bardem, tanto perfetto per il ruolo che si getta anima, corpo imbolsito e capelli, soprattutto capelli, come suo solito, nell’interpretazione del re della droga colombiana.

Escobar arriva nelle sale italiane, tagliato di parecchi minuti rispetto alla versione vista a Venezia, portando alla causa dell’esegesi del celebre criminale un punto di vista, almeno inizialmente, diverso: quello della sua amante Virginia Vallejo. È il suo libro di memorie Amando Pablo, Odiando Escobar (edito in Italia da Giunti) ad aver ispirato questo nuovo sguardo sulla vita di Escobar, dall’ascesa nei primi anni ’80 alla morte nel 1993. La Vallejo non è una donna come le altre, ma è stata la più importante conduttrice della televisione colombiana e racconta la sua folgorazione nei confronti di un giovane Escobar, di cui apprezzò un certo slancio ideale, quasi da Robin Hood sudamericano.

Il centro del film sta nella duplice anima di questo perverso e fascinoso personaggio: da una parte sensibile corteggiatore a suon di versi di Neruda, dall’altra la rabbia violenta che lo porta a fare violenza psicologica sempre più decisa verso la Vallejo, per non parlare della maniera con cui gestisce il suo crescente impero della droga. Ma è tutto il film a proporre una duplicità sempre presente e variamente declinata: criminale e liberatore dei contadini, impero della droga e governo corrotto, amore e paura. Sentimenti contrastanti che caratterizzano il rapporto fra i due protagonisti, portati sullo schermo da Bardem e dalla moglie nella vita reale, Penelope Cruz. Solo accennato e lasciato da parte è purtroppo l’elemento esplosivo rappresentato dalla portata mediatica di questa coppia, in cui fu la Vallejo a contribuire all’esposizione mediatica del suo discutibile amante. Una seduzione del male, una complicità morbosa che viene ridotta a comparsate pubbliche mano nella mano e a una banale storia romantica.

Leon de Aranoa si lascia sedurre dalle tappe più scontate e prevedibili, da biopic stanco, di questa vicenda, dilatando la tensione nell’arco di molti anni e flashback. Non aiutano costumi e trucco così marcati da indurre un senso di fasullo, di poco credibile. Bardem è al solito pronto ad annullarsi nel personaggio, con tanto di pancia prominente e baffoni a incorniciare il viso spesso paonazzo di un uomo del popolo diventato criminale, per qualche tempo anche politico, e capace di mettere da parte un patrimonio da 30 miliardi di dollari in pochi anni. La Vallejo amava Pablo, ma finì per odiare odiare Escobar, come ci ricorda il suo libro, finendo per collaborare con la giustizia americana e aiutarli nella cattura del suo amato seduttore.



  • giornalista cinematografico
  • intervistatore seriale non pentito
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