Due agenti molto speciali - la recensione della commedia con Omar Sy

27 marzo 2013
2.5 di 5

Poliziotti costretti a fare coppia in una action comedy se ne sono visti parecchi, ma questo è un film francese e uno dei protagonisti lo conosciamo bene

Due agenti molto speciali - la recensione della commedia con Omar Sy

Il conto dei film polizieschi in cui due sbirri di diverso carattere/talento/etnia/distretto sono costretti a collaborare insieme è interminabile e continua a crescere. Due agenti molto speciali è l’ultimo arrivo del filone e ciò che lo rende degno di essere preso in considerazione è la sua provenienza. Si tratta di un film francese che vanta nel cast il protagonista del mega successo planetario che è stato Quasi amici, infatti il manifesto italiano del film non si fa troppi scrupoli nel ricordarlo con una fascetta grafica che non passa inosservata. L’attore in questione, parigino di origine senegalese, è Omar Sy che stavolta fa coppia con Laurent Lafitte. Visto che il marketing ha puntato così tanto su di lui, non sarebbe stata una cattiva idea invertire i nomi, sempre sul manifesto italiano. Erano incrociati nella versione francese e così sono rimasti, ma il volto di Omar Sy seppur riconoscibile dal pubblico italiano non è ancora automaticamente associato al suo nome.

La storia di questo film è ambientata nei sobborghi di Parigi dove viene rinvenuto il cadavere di una donna, moglie di un pezzo grosso dell’industria. Un poliziotto di periferia, impersonato da Omar Sy, è convinto che dietro l’omicidio ci sia qualcosa di marcio che coinvolge industriali e forse politici ma non può procedere da solo l’indagine senza l’aiuto del capitano della polizia criminale di Parigi, interpretato da Laurent Lafitte.

Il regista e co-sceneggiatore David Charhon, qui al suo secondo film, indirizza l’intreccio e l’atmosfera verso la tradizione dei polar francesi da una parte ammiccando alle commedie d’azione americane. I dialoghi contengono espliciti riferimenti a Jean Paul Belmondo in Joss il professionista e ad Eddie Murphy in Beverly Hills Cop. Ne esce un ibrido che resta ibrido, che disperde le giocate puntando troppo poco sulla trama, in cui l’indagine poliziesca non è mai coinvolgente, e troppo sulla “strana coppia” di sbirri. Lo humor non tiene il passo con i riferimenti ai quali si ispira e, inevitabilmente, soffre per l’incolpevole adattamento italiano. Si può immaginare che la diversità tra chi vive nella banlieue e chi dentro Parigi sia molto sentita, ma riderne sulle numerose battute risulta essere una faccenda molto poco spontanea.





  • Giornalista cinematografico
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