Drive-Away Dolls, la recensione dell'assolo alla regia di Ethan Coen

03 marzo 2024
3 di 5

Ethan Coen, per la prima volta senza il fratello Joel, dirige e in parte scrive uno sfrenato racconto erotico-pulp che guarda a una parte della loro cinematografia. La nostra recensione.

Drive-Away Dolls, la recensione dell'assolo alla regia di Ethan Coen

Jamie (Margaret Qualley), anche se ha rotto con la sua fidanzata poliziotta Sukie (Beanie Feldstein), è una che si gode la vita e il sesso, e vorrebbe che la sua migliore amica Marian (Geraldine Viswanathan) facesse lo stesso: nel tentativo di svegliarla con un tour di locali lesbo, la trascina in un viaggio su un'auto noleggiata. Il problema è che nel bagagliaio c'è qualcosa su cui molti vorrebbero mettere le mani...

C'è sempre stata nell'opera dei fratelli Coen, in quantità però variabili, una dimensione di autoindulgenza beffarda: una buffoneria che nel migliore dei casi ha fatto da contrappunto ironico a un gusto metafisico in grado di commuovere sinceramente, come nel meraviglioso recente La ballata di Busters Scruggs. In altri casi lo stile è diventato un po' manieristico, rallentando in un divertimento goliardico tra amici che ha preso la strada di ragazzate sfrontate come Burn After Reading. Il presente Drive-Away Dolls, che per la prima volta vede Ethan Coen alla regia solitaria di un lungometraggio di fiction, appartiene a quell'anima un po' antica: quella che fa esplodere il cinema di genere con talento tecnico virtuoso, ma anche con una certa sterilità sulla quale soprassiede più il fan dello spettatore occasionale.

"Compiacimento" è la parola d'ordine della sceneggiatura che Ethan ha scritto con sua moglie, la montatrice Tricia Cooke, dove lo spirito goliardico di cui sopra è ben incarnato dal personaggio di Jamie, non a caso interpretata da una Margaret Qualley che ha incontrato nella sua carriera già Quentin Tarantino. Macchina del sesso attiva 24/24, fisicamente o con pittoresche descrizioni verbali, Jamie è una valanga che travolge Marian così come lo spettatore, in una sorta di cabarettismo edonista e narcisista senza sosta: se si accetta lei, se ci si abbandona a lei - com'è difficile fare anche per la stessa Marian - allora Drive-Away Dolls ha un senso. In caso contrario, Ethan Coen vince comunque, perché il film riuscirà a dare tutto il fastidio che vuole incarnare. Più che una bandiera LGBTQIA+, il grottesco mix di buddy comedy e storia d'amore è un pernacchione di fede democratica all'America conservatrice e repubblicana di Trump: la meta del viaggio di due ragazze lesbiche qui dopotutto è proprio la Florida. Coen e Cooke offrono alla causa il loro spirito libertario, ma senza militanza e impegno. "Basta che non attacchi coi discorsi sul patriarcato", suggerisce Jamie all'amica, quando entrano in un locale per rimorchiare. Il tono provocatorio di Drive-Away Dolls è solo uno sfogo, e la sua vitalità sembra nascere da una rassegnazione davanti a un muro contro muro violento nella società americana.

Nel turbinio di autocitazioni coeniane (ci sono anche due immancabili scagnozzi tonti), nei cammei allucinanti di Pedro Pascal, Matt Damon e qualcun altro che non sveliamo, puoi avvertire la tipica sensazione che sul set il divertimento sia stato superiore al tuo. Se tuttavia Drive-Away Dolls non crolla sotto le conseguenze di questa sua programmatica sfrontatezza gigionesca, è grazie al puro talento che Ethan porta con sé, anche quando sembra prendere con derisione le distanze dall'impegno intellettuale (al quale Joel sembra essersi dedicato con Macbeth). La costruzione di inquadrature e montaggio ha una sua logica scatenata e libera che avvince, anche quando il contenuto arranca: altre commedie sotto la cintura (in tutti i sensi) non vantano una consapevolezza tale della macchina cinematografica. Soprattutto, quando ogni tanto il chiasso di queste "ragazzacce e ragazzacci" si cheta per un attimo, i flashback poetici e felliniani della Marian bambina riportano per un attimo a galla quella dolcezza metafisica e commossa dei migliori Coen. E capisci che Drive-Away Dolls sa essere erotico, passionale e persino delicato, al di là delle chiacchiere. E allora chiudi un occhio sulla sua dimensione più sterile e clownesca.



  • Giornalista specializzato in audiovisivi
  • Autore di "La stirpe di Topolino"
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