Domani è un altro Giorno Recensione

Titolo originale: Domani è un altro giorno

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Domani è un altro giorno: la recensione del film con Marco Giallini e Valerio Mastandrea

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Domani è un altro giorno: la recensione del film con Marco Giallini e Valerio Mastandrea

Sembrano scritti apposta per loro, per Marco Giallini e Valerio Mastandrea, i personaggi di Giuliano e di Tommaso, e un po’ è stato proprio così, in fase di sceneggiatura.
E anche considerando che Domani è un altro giorno è il remake fedelissimo, con solo tanto Colosseo e un po’ di Castel Sant’Angelo in più, di Truman - Un vero amico è per sempre, le cose non cambiano: lì Giuliano e Tommaso si chiamavano - guarda un po’ - Julián e Tomás, ma quelle parti lì sembravano fatte apposta lo stesso, per i due attori romani.
Fin troppo, forse.  Perché a forza di stare ognuno dentro il suo stereotipo - l’uno ruvido, aggressivo e sarcastico, l’altro più imploso, incline a giocare di rimessa e malinconico - Giallini e Mastandrea non è che qui non siano bravi, lo sono, ma alla fine sembrano meno incisivi di quanto potrebbero, e sembrano sempre andare avanti col freno a mano un po’ tirato.

Certo, bene ha fatto Simone Spada, regista del film, a girare sulle uova; a chiedere ai suoi attori di moderare i toni.
Perché quella del film - gli ultimi giorni passati assieme da due amici ventennali, uno di loro malato terminale che ha deciso di sospendere le cure - è una storia che richiede molta attenzione, nell’equilibrio difficile e delicato di commedia e dramma.
C’è sicuramente l’amarezza, nel film di Spada, e ci sono anche le risate. A non essere proprio del tutto insensibili, c’è pure un accenno di commozione, quando Giuliano saluta per l’ultima volta il figlio prima, e l’amico fraterno poi.
E Giallini e Mastandrea si palleggiano le battute con la consumata confidenza di due vecchi compagni di squadra, e colorano situazioni e espressioni con quella comunicazione non verbale figlia della complicità e dell’amicizia maschile, e col cinico e tenero disincanto figlio della loro comune romanità.

Eppure, complice forse la storia già nota, forse l’eccessivo strato di gommapiuma sistemato attorno agli spigoli della storia e dei personaggi, Domani è un altro giorno finisce col risultare un po’ bloccato. Seduti sulle poltrone del cinema noi finiamo col seguire le vicende dei due protagonisti con una distanza emotiva che appare un po’ comoda, vagamente eccessiva.
Con lo stesso sguardo languido e vagamente scettico del cane Pato (nome non casuale), terzo ipotetico protagonista della storia che non si alza mai dalla panchina delle comparse per schierarsi coi titolari.

Domani è un altro Giorno
Il Trailer Ufficiale del Film - HD
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Federico Gironi
  • Critico e giornalista cinematografico
  • Programmatore di festival
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