Dirty Dancing - Balli proibiti: la recensione del film romantico che ha fatto sognare intere generazioni

27 febbraio 2020
3.5 di 5

Pensando con nostalgia a Patrick Swayze, vi spieghiamo perché la love story fra Baby e Johnny Castle non ha perso smalto.

Dirty Dancing - Balli proibiti: la recensione del film romantico che ha fatto sognare intere generazioni

E’ difficile, e forse controproducente in caso di parere negativo, giudicare negli anni Duemila Dirty Dancing, e lo è perché si tratta di un film romantico che, un po’ come Ghost - con cui condivideva l'attore protagonista - è entrato di prepotenza nel mito. La storia d'amore fra Baby "che nessuno mette in un angolo" e il bellimbusto Johnny Castle, infatti, ha impresso il suo marchio indelebile sugli adolescenti degli anni '80 e, un po' come I Goonies, Big, i primi Indiana Jones e Ritorno al futuro, è diventata intoccabile. In più, ciò che nel 1987 sembrava rivoluzionario o semplicemente osé, in primis il ballo proibito che fu tagliato per volontà della censura, non scandalizza più nessuno nell'era di Youporn,  dello scandalo Harvey Weinstein e di Tinder. 

Mentre guardava i daily di Dirty Dancing, il regista Emile Ardolino non era affatto contento del risultato, anche perché sul set non si respirava affatto una buona aria, visto l'odio reciproco fra il bel Patrick Swayze e Jennifer Gray, ma dovette ricredersi all'indomani dell'uscita in sala nel leggere le critiche entusiastiche: il film in cui aveva investito le proprie energie, e che prendeva spunto dalle vicende personali della sceneggiatrice Eleanor Bergstein, aveva convinto molti "espertoni". Ha convinto e continua a convincere anche noi, e le ragioni sono tante. Innanzitutto, oltre ad essere un prodotto per eccellenza di quella cultura pop celebrata, ad esempio, in Ready Player One di Steven Spielberg o in certi romanzi di Joe Lansdale, la movimentata cronaca di una vacanza in un villaggio turistico delle Catskill Mountains ha una protagonista femminile fantastica, un personaggio forte che anche le "ragazze" del #MeToo approverebbero, un brutto anatroccolo che, con determinazione ma non sfrontatezza, si prende ciò che desidera ancor prima di diventare un cigno.

E' un'eroina la ragazza bassina e un po’ nasona che riesce a far innamorare di sé l'uomo più bello della vacanza, un principe azzurro senza cavallo o giacca gallonata ma che gira a torso nudo e danza agevolmente su un tronco d’albero. Inoltre Baby esprime una femminilità quieta che è un tutt'uno con un'intelligenza lucida e consapevole e una serietà (o seriosità) che oggi inteneriscono ma che raccontavano di un momento storico in cui la liberazione sessuale lasciava il posto a una pruderie non bacchettona ma tenera e “ragionata”. Infine Frances, non tanto grazie all'amore quanto per buon senso, è un esempio di "democrazia", perché se ne infischia delle differenze di classe, cultura ed educazione e, come le signore bene che seducono l'idraulico o il postino, gusta felicemente, e non fuori tempo massimo, il dolcissimo frutto "maschio vero". Lei però va oltre, perché si innamora e si dà da fare quando un'amica di Johnny finisce nei guai. 

Decisamente meno interessante è il personaggio di Castle, che è sì lo strumento necessario all'educazione sentimentale e sessuale della ragazzina dell'upper class, ma che ha davvero poco spessore. Nonostante questo, lo sforzo di Swayze per renderlo tridimensionale è notevole, e notevole è la sua perizia nei numeri di ballo e nell'allenamento in palestra. Quando l'attore danza e fa volteggiare la sua minuta ballerina, il toy boy povero di Philadelphia smette di essere un looser e diventa l'anima di Dirty Dancing, e non a caso, la stella sulla Walk of fame nel decimo anniversario del film l'ha avuta il caro Patrick.

Sono impeccabili le coreografie di Dirty Dancing, che dobbiamo a Kenny Ortega (che è il regista dei vari High School Musical) e anche la colonna sonora, con quella "(I've had) The Time of My Life" che conquistò l'Oscar e il Golden Globe, era ed è ancora sopraffina. Ma ciò che di Dirty Dancing va apprezzato oggi, e che provoca in chi è grandicello un moto di nostalgia, è il suo ottimismo, la sua fiducia in un futuro raggiante e pieno di soddisfazioni, magari più per Baby che per Johnny. E' un sentimento positivo legato a un'epoca più fortunata della nostra, un tempo di benessere economico e di grandi progetti. Anche per questo il film merita di essere visto o rivisto: per ricordarci che dobbiamo inseguire i nostri sogni e lottare per le persone a cui teniamo, difendendole in ogni maniera possibile da pregiudizio e discriminazione.



  • Giornalista specializzata in interviste
  • Appassionata di cinema italiano e commedie sentimentali
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