Dicktatorship Recensione

Titolo originale: Dicktatorship

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Dicktatorship: la recensione del documentario sulla fallocrazia in Italia

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Dicktatorship: la recensione del documentario sulla fallocrazia in Italia

Sono passati sette anni da quando Luca Ragazzi e Gustav Hofer, giornalisti e compagni di vita, col loro primo documentario, Improvvisamente, l'inverno scorso, scoprivano un paese fortemente omofobo. Si sono poi chiesti negli anni del Berlusconismo se valesse la pena restare a vivere in Italia o fosse il caso di emigrare con Italy: Love It Or Leave It, e si sono interrogati sulle sorti ondivaghe e incerte della Sinistra nel loro ultimo film, What Is Left?. In questo periodo di tempo il Paese è cambiato, per certi versi regredito, anche se grazie alla legge Cirinnà sulle unioni civili molte coppie omosessuali (tra cui la loro) hanno potuto ottenere dei diritti fino a ieri negati a un'ampia fascia della società. E oggi? Chi è, a parte e anche più degli immigrati, il soggetto principale di odio in Italia?

Per quanto incredibile possa apparire (almeno a chi non sta sui social) è la donna. In generale, e ancor più quando, come l'ex Presidentessa della Camera Laura Boldrini, occupa con intelligenza e competenza ruoli ritenuti di esclusivo appannaggio maschile. È questo il tema che Luca e Gustav affrontano in prima persona in Dicktatorship, con la consueta intelligenza e (auto) ironia, mettendosi al solito in gioco perché il privato è, oggi più che mai, politico. Il discorso inizia un giorno a colazione, quando Luca pronuncia, in tono elogiativo, il classico “è una donna con le palle”. Eppure, a quanti e quante di noi è capitato senza pensarci di usare questa espressione? Davvero anche un uomo gay può essere maschilista? Gustav, nel suo ruolo di coscienza civile, fa notare che definire una donna tramite un attributo genitale maschile è puro sessismo, è un'abitudine sbagliata e non rende affatto giustizia a chi può essere apprezzata per il suo coraggio e le sue capacità indipendentemente dal fatto di possederlo o meno.

Inizialmente, come facciamo tutti, Luca minimizza, ma le parole, come diceva Nanni Moretti, sono importanti. Nel tentativo di dimostrargli quanto il maschilismo sia così diffuso da infettare anche chi ne è portatore sano, Gustav lo conduce in un viaggio rivelatore e istruttivo alla scoperta della fallocrazia che domina un paese non più contadino ma ancora a struttura patriarcale, dove le storiche lotte femministe degli anni Sessanta e Settanta sembrano non aver lasciato traccia. Il problema è così esteso, come ben presto emerge, e questa idea della sottomissione femminile così radicata e inculcata in noi fin dai primi anni di età, che perfino le donne hanno fatto propri gli insulti sessisti: quando una ragazzina vuole offendere una coetanea, come osserva Michela Murgia, le dà della troia, facendosi a sua volte portavoce di una cultura (maschile) che la controlla e la opprime e di fatto perpetuandola.

Seguendo il viaggio di Luca e Gustav, dal Nord al Sud dell'Italia, dal Veneto alla Sardegna e fino a Barcellona, dominata dalla Torre Agbar, un grattacielo dall'inconfondibile (o... supposta) forma fallica, ascoltiamo psicologi, sociologi e operatori sociali, gente comune, biologi e perfino Rocco Siffredi, senza dimenticare il fantasma ipersessuato di Berlusconi, nel tentativo di comprendere se, come sostengono i “suprematisti di genere” più accaniti, i comportamenti aggressivi maschili siano davvero attribuibili a un eccesso di testosterone o se ci sia un'altra possibile spiegazione.

Tra femministe mature costrette a riprendere le antiche lotte e donne che con inquietanti citazioni evangeliche sostengono l'importanza della sottomissione e la gioia di essere le gambe che sostengono i tavoli (gli uomini), trasecoliamo di fronte a una sagra goliardica dedicata al dio Priapo e ci stupiamo con Luca quando scopre che la prima donna laureata in Italia nel 1678 a Padova, Elena Lucrezia Cornaro (o Corner) - alla quale pure Google ha dedicato un Doogle il 5 giugno, giorno della sua nascita - nel nostro Paese non ha una strada, una piazza, un'aula universitaria a lei intitolata, mentre non mancano luoghi e monumenti dedicati alla memoria di guerrafondai e scrittori misogini.

Nell'ultima parte del film il tono diventa più serio, quando Luca si sottopone a una specie di esperimento di realtà virtuale nei panni di una donna maltrattata ed entriamo nel mondo degli uomini violenti, ascoltando la confessione di uno di loro e i racconti di una terapeuta. Come dicevamo all'inizio, l'argomento è troppo vasto e sfaccettato per essere approfondito nel poco tempo a disposizione, ma va a merito degli autori aver offerto con questo documentario un intelligente e godibile spunto di riflessione e di dibattito sui ruoli e sui generi nella nostra società e un invito a cambiare una mentalità di certo non immutabile.

Dicktatorship
Il Trailer Ufficiale del Film - HD
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Daniela Catelli
  • Saggista e critico cinematografico
  • Autrice di Ciak si trema - Guida al cinema horror e Friedkin - Il brivido dell'ambiguità
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