Denti Recensione

Titolo originale: Teeth

Share

Denti - recensione della horror comedy diretta da Mitchell Lichtenstein

-
Denti - recensione della horror comedy diretta da Mitchell Lichtenstein

Denti - la recensione

Mettiamo subito in chiaro che il talento non sempre è un carattere ereditario, e almeno in questo caso il DNA di Roy Lichtenstein - geniale artista newyorkese che assieme a Andy Warhol e Jasper Johns firmò le opere più significative dell’arte americana degli anni Cinquanta e Sessanta, rielaborando l’ultrapopolare linguaggio del fumetto - nel figlio Mitchell appare piuttosto annacquato. Denti parte in effetti da un assunto molto suggestivo, mai prima d’ora affrontato come tema di un film: il millenario mito della Vagina Dentata, presente in molte culture e “nobilitato” da Sigmund Freud nell’ansia di castrazione.

La leggenda qua si incarna in una tranquilla adolescente americana, Dawn. Il fatto che si sia fatta paladina e portavoce di un movimento studentesco, “La promessa”, determinato a difendere il valore della verginità fino al matrimonio, ha sicuramente a che fare con questo, anche se lei – che fin da bambina ha manifestato questa peculiarità, ai danni del fratellastro - non ne è ancora consapevole. L’ingenua Dawn si trova ben presto a fare i conti con le proprie naturali pulsioni erotiche e il desiderio di un boyfriend troppo impaziente, ed è costretta a prendere consapevolezza del suo problema – che è anche un enorme potere – nel modo più traumatico possibile (nel suo mondo già pieno di dolore per la lenta morte di cancro della madre). Ma il problema del film è proprio l’incapacità dell’autore e regista di cuocere alla perfezione una pietanza con troppi ingredienti, che cambia continuamente di stile e di tono senza trovare un equilibrio stabile.

Combattuto tra l’horror per maschietti (spoiler: se vi fa impressione vedere membri maschili tagliati e variamente maltrattati questo non è il vostro film), satira sociale, romanzo di formazione, dramma e commedia, Denti finisce per essere un film altalenante che poggia per intero sulle spalle – per fortuna non fragili – della protagonista Jess Weixler, che a tratti sembra un giovane incrocio tra Kate Winslet e Natascha McEhlone. La Weixler appartiene alla categoria delle biondine slavate e deboli in apparenza, capaci di tirar fuori insospettate risorse in modo estremamente convincente. E’ lei il fulcro del film ed è credibile in ogni momento del bizzarro plot. Molto più sopra le righe ci sono sembrati i suoi comprimari, a partire dal fratellastro con la fissazione anale e il desiderio para incestuoso di portarsi a letto la rigida Dawn, interpretato da John Hensley (Matt MCNamara in Nip/Tuck). Una performance delicata e straniante è invece quella offerta nel ruolo del patrigno da Lenny Van Dohlen, che alcuni forse ricorderanno come il ragazzo afflitto da agorafobia in Twin Peaks.

Ma anche le varie interpretazioni risentono di questa incertezza di toni, come se gli stessi personaggi non interagissero tra di loro. Non stiamo dicendo che Denti sia un brutto film, ma ci rammarichiamo soltanto che Lichtenstein non sia riuscito ad essere all’altezza delle sue stesse ambizioni. E’ probabile che non citare esplicitamente il mito (nel film, non appena scoperta la sua peculiarità Dawn va a consultare internet) e ambientare la storia in un’epoca indeterminata l’avrebbe resa più inquietante e significativa. Quando Donald Sutherland nel Casanova di Federico Fellini varcava la soglia della Grande Mona al cui interno si narrava il mito della Vagina Dentata con le immagini di Topor, la classica equazione Eros-Thanatos assumeva in una sola scena una rilevanza che Lichtenstein cerca di raggiungere per tutto il film senza mai riuscirvi.

Certo, Denti è a tratti – quelli volutamente più trash – una visione divertente, e non c’è dubbio che sarebbe bellissimo se una simile punizione potesse essere applicata agli stupratori dalle loro stesse vittime, ma il mito, almeno stavolta, supera senza problemi la sua contingente rappresentazione.

Denti
Trailer del film diretto da Mitchell Lichtenstein
7576


Daniela Catelli
  • Saggista e critico cinematografico
  • Autrice di Ciak si trema - Guida al cinema horror e Friedkin - Il brivido dell'ambiguità
Lascia un Commento