Cymbeline - recensione dell'adattamento shakespeariano con Ethan Hawke e Milla Jovovich

04 settembre 2014
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Dopo Hamlet, Michael Almereyda does it again e porta il Bardo ai nostri giorni.

Cymbeline - recensione dell'adattamento shakespeariano con Ethan Hawke e Milla Jovovich

Era il 2000 quando Michael Almereyda decise di calare l'Amleto di Shakespeare nella New York dei nostri giorni: e i risultati non furono esaltanti. Passati quattordici anni, il regista americano ci prova di nuovo, questa volta scegliendo una delle tragedie meno note del Bardo, il Cimbelino. La città d'elezione è ancora una volta la Grande Mela, dove Ed Harris è il Re di un biker club alla Sons of Anarchy, i Britanni, e Roma è incarnata nel potere centrale e nella polizia con cui è in contrasto. Ma, come noto, il Cimbelino non ha in primo piano la guerra tra le due fazioni, ma un amore impossibile alla Romeo e Giulietta contornato di con intrighi e menzogne e macchinazioni alla Otello e da una perfida e macchinatrice regina che, qui, ha il volto affilato e affascinante di Milla Jovovich.

Ad animare il complesso intreccio shakespeariano, nel quale l'amore tra la figlia del Re e un suo squattrinato protetto è avversato dalla Regina, e dalle gelosie di suo figlio, oltre che da altri personaggi, ci sono anche John Leguizamo, Ethan Hawke, Dakota Johnson, Penn Badgley, Anton Yelchin e molti altri: ma la ricchezza del cast e del testo originale non sono sufficienti per far approdare il lavoro di Almereyda ai risultati sperati.

Complice una regia incerta, troppo attenta alle trovate ad effetto garantite dal setting contemporaneo che ad altro, Cymbeline è un film frammentario e un po' cheap, nel quale succedersi di avvenimenti, personaggi e colpi di scena non ha di certo la statura della grande tragedia ma assomiglia molto più al canovaccio di una soap opera.

Almereyda ha forse l'intenzione di non prendersi troppo sul serio, e questo è ammirevole. Ma appare incerto, insicuro, indeciso su quale sia la strada giusta da percorrere. Non affonda nel pop post-moderno, non mantiene nemmeno quel tono più algido e autoriale che caratterizzava invece Hamlet 2000; non opta per la grandiosità tugida del Coriolano di Ralph Fiennes, non abbraccia fino in fondo l'aspetto teen di 10 cose che odio di te né quello squisitamente teatrale del Riccardo III.

In questo contesto, l'amore travagliato tra Postumo e Imogene non conquista, non convince, non appassiona. Non turbano le macchinazioni del villain Iachimo e non commuove la fedeltà di Pisanio. E Cymbeline scorre via senza lasciare grandi tracce, stimolando qualche risata di troppo (come in una bizzarra gomitata nel finale) e lasciando un po' d'amaro in bocca per quella che sembra un'occasione perduta.





  • Critico e giornalista cinematografico
  • Programmatore di festival
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