Cosimo e Nicole - la recensione del film con Riccardo Scamarcio

16 novembre 2012
2.5 di 5

il film dell’esordiente Francesco Amato è una storia semplice: quella di una passione di due ragazzi che, pur non essendolo più, vivono la vita come adolescenti.

Cosimo e Nicole - la recensione del film con Riccardo Scamarcio

Due ragazzi si incontrano durante le manifestazioni del G8 di Genova. Lui è italiano, lei francese. La tensione di quella giornata li unisce, li porta a vivere un amore assoluto che si disinteressa di quanto c’è attorno.
In questo il film dell’esordiente Francesco Amato è una storia semplice: quella di una passione di due ragazzi che, pur non essendolo più, vivono la vita come adolescenti. Senza freni, in maniera totalizzante, rappresentano l’altra faccia di una generazione di precari. Loro lo sono per scelta, incontrandosi si nutrono uno del corpo dell’altro. Cosimo e Nicole sono ben resi da Riccardo Scamarcio e Clara Ponsot, due anime istintive pronte a scattare, che vivono la vita di passione e nervi.

Vivono il presente, senza ricordare il passato né preoccupandosi del futuro. Quasi per caso manifestano (qui il G8 sembra solo un omaggio alla ferita più dolorosa di una generazione), restano a Genova e lì iniziano a lavorare con un organizzatore di concerti.
I due sembrano mettere radici, il loro nomadismo sembra necessitare di una pausa, di un luogo fisico in cui lasciar sfogare la loro passione. Ma il mondo intorno, che avevano sempre ignorato, inizia ad entrare nelle loro vite. Mentre la passione diminuisce la routine quotidiana subentra, con Cosimo che si appassiona alla musica iniziando a lavorare come fonico sentendosi meno vagabondo. Il loro amore diventa meno fisico, si scoprono due persone e personalità ben distinte finendo per reagire in maniera molto diversa ad un incidente sul lavoro di cui rimane vittima un immigrato irregolare. Il dolore e la colpa iniziano a dividerli.

Quando il film diventa un percorso on the road di espiazione delle colpe dei due protagonisti perde efficacia e verosimiglianza sfiorando il tema sempre delicato dell’immigrazione dove la banalità è dietro l’angolo. Per colmare la distanza, quella di due amanti che non si riconoscono più o di due mondi culturali diversi, arriva in soccorso la facile funzione salvifica e sincretica della musica. Amato ha uno sguardo interessante, una sensibilità promettente per un esordiente, che nel complesso rendono il film superiore alla somma delle sue parti e ai suoi limiti di scrittura.



  • critico e giornalista cinematografico
  • intervistatore seriale non pentito
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